A distanza di quasi 6 anni da Parasite, il regista pluripremiato agli Oscar Bong Joon-ho torna al cinema con Mickey 17, commedia fantascientifica che adatta l’omonimo romanzo di Edward Ashton.
Il progetto è stato rimandato all’odierna stagione cinematografica in seguito a una post produzione più lunga del previsto e un’evidente indecisione da parte di Warner Bros. riguardo alla migliore strategia di distribuzione che il film avrebbe meritato: difatti Mickey 17, seppur non sia il debutto del regista sudcoreano con coproduzioni statunitensi, è a tutti gli effetti il suo primo film prodotto da una major.

L’approccio di Joon-ho al cinema di genere non è di certo quello più convenzionale possibile e poco si presta al catalogo di certe case di produzione. Nonostante questo il risultato è totalmente centrato: Mickey 17, in piena linea con il suo autore, è una commedia brillante che, attraverso la satira, critica il sistema capitalista nonché, più nello specifico, l’attuale politica statunitense, anticipando perfino alcuni eventi accaduti solo dopo la pre-produzione del film, come il cosiddetto attentato a Trump.
Ma la narrazione va oltre l’oggi e racconta qualcosa di più universale: da una parte, la necessità per l’umanità di trovare il proprio posto nel mondo (anzi, nell’universo), accanto a quel bisogno di conquista tipico della nostra specie, concentrandosi soprattutto sullo spazio in linea con quanto dimostrato, sia in oriente che in occidente, dalla seconda metà del ‘900 in poi; dall’altra parte, concentrandosi piu specificatamente sul protagonista, il film affronta il rapporto che abbiamo con il concetto di morte, il venire a patti con le nostre responsabilità e il senso di colpa, una caratteristica che contraddistingue le generazioni dai millennials in poi. In questo futuro distopico proposto dal film, Mickey è un sacrificabile, utilizzato per scoprire se c’è possibilità di vita per gli uomini e donne sul pianeta ghiacciato Niflheim: ogni volta che muore, o a causa di esperimenti da parte del gruppo di ricerca e perché mandato in avanscoperta, un nuovo clone che contiene i suoi ricordi intatti viene ristampato.

Sottilmente, il film pone quindi anche domande etiche sul fino a dove la scienza e l’innovazione tecnologica possano spingersi, anche se le importanti questioni vengono mitigate da un ritmo abbastanza calzante, scene d’intrattenimento e qualche battuta memorabile. Il film però non si spinge mai all’estremo, né nel proporre chissà quali immagini evocative e suggestive da un punto di vista più strettamente cinematografico, né nel realizzare sequenze d’azione particolarmente articolate, tipiche del genere quando a vocazione più commerciale: è forse la via di mezzo di Mickey 17 la sua arma a doppio taglio, nonostante sia particolarmente ben confezionata.

A emergere decisamente è Robert Pattinson nel ruolo del protagonista che, di film in film, dimostra sempre di più la sua versatilità e capacità, affiancato da Naomi Ackie, Steven Yeun, Toni Collette e Mark Ruffalo, tutti perfettamente in ruolo. Già solo per la leggerezza con la quale Mickey 17 parla del drammatico oggi vale il prezzo del biglietto, ma se vi aspettavate un pretenzioso film d’autore oppure, al contrario, un blockbuster puro, sappiate che siete stati avvisati.
Mickey 17 arriva nelle sale italiane a partire da giovedì 6 marzo con la distribuzione di Warner Bros.
VOTO: 4/5






