Il remake in animazione realistica del classico Disney Il Re Leone (erroneamente definito “live action”) è attualmente il decimo incasso più consistente della storia del cinema e non stupisce quindi che ne abbiano realizzato un secondo titolo, il quale prende principalmente la forma di prequel ma anche in parte di sequel allo stesso tempo (con degli ingombranti ed evitabili Timon e Pumba).
Mufasa – Il re leone è un prodotto totalmente in linea con le scelte degli ultimi anni votate più alla mercificazione “facile” dei lungometraggi disneyani, scelte che hanno visto la casa di Topolino assumersi meno rischi puntando principalmente su sequel, prequel e remake, invece di sviluppare nuove idee che avrebbero portato alla realizzazione di titoli inediti.

Certo, i migliori classici Disney possono essere una fonte inesauribile di storie volendo ma sarebbe poi necessario raccontarle e metterle in scena con la stessa cura dei titoli originali e originari, e ciò ahimè è successo solo raramente. La sceneggiatura di questo ulteriore capitolo tratto da Il re leone presenta davvero poca inventiva, non creando mai un vero e proprio conflitto per il suo protagonista Mufasa e senza dare abbastanza peso alle svolte narrative che porteranno i personaggi a essere così come sono nel classico del ‘94 e nel suo adattamento del 2019.
Nonostante fosse solo un lungometraggio animato da videocassetta, Il re leone II – Il regno di Simba (1998) ad esempio narrava una storia decisamente più a fuoco e in linea con il suo predecessore, passando da un libero adattamento dell’Amleto shakespeariano a quello di Romeo e Giulietta; qui invece si finisce per dimenticare l’insegnamento dato a chi aveva lavorato al primo titolo, non dando peso né alla storia d’amore, né alla questione piu prettamente politica. E non si sta affermando questo in paragone con il cinema in toto ma solo con i precedenti lungometraggi animati, anch’essi indirizzati a grandi e piccini.

L’aver coinvolto un regista autore come Barry Jenkins non ha inoltre aiutato: la sua mancanza di pratica con il cinema di animazione è evidente e il suo modo di approcciarsi sul piano visivo agli animali spesso come se fossero attori e attrici umani non aiuta, così come la mancanza di esperienza con il genere musical per rendere accattivanti e musicali esteticamente le scene cantate. Certo che va anche aggiunto che non è stato fatto un lavoro così interessante e d’ispirazione sul piano delle composizioni, e non stupisce quindi che si finisca per ricordare solo l’utilizzo della colonna sonora originale di Zimmer una volta ultimata la visione.
Sedersi sugli allori pensando che bastasse il lavoro di ricerca e di inventiva di chi li aveva proceduti guida l’intero Mufasa – Il re leone mentre a chi in sala sta guardando viene solo da chiedersi, una seconda volta: ma davvero pensavano che far parlare degli animali così realistici senza avere obiettivi esclusivamente comici fosse una buona idea?

Mufasa: Il Re Leone arriva nelle sale italiane a partire da mercoledì 19 dicembre con Walt Disney Pictures
VOTO: 2/5






