Noi – La recensione del capolavoro horror di Jordan Peele

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Di Simone Fabriziani

Adelaide Wilson (Lupita Nyong’o) torna nella sua casa d’infanzia sulla spiaggia con il marito Gabe (Winston Duke) e i loro due figli per un’idilliaca vacanza estiva. Perseguitata da un trauma inspiegabile e irrisolto del suo passato e tormentata da una serie di inquietanti coincidenze, Adelaide cade in uno stato di paranoia sempre più crescente mentre prende consapevolezza che qualcosa di brutto possa accadere alla sua famiglia.
Dopo una giornata al mare con i Tyler (anche Elisabeth Moss), Adelaide e la sua famiglia rientrano a casa ma al calare della sera scoprono la sagoma di quattro figure che si tengono per mano sul vialetto: si tratta dei loro doppi, tanto terrificanti quanto misteriosi. Dopo il successo globale di Scappa – Get Out, arriva nelle sale italiane l’horror campione di incassi Noi, scritto e diretto dal premio Oscar Jordan Peele.

Lungometraggio stratificato e di difficile catalogazione, l’Us di Jordan Peele si presenta come opera decisamente più ambiziosa rispetto al suo film di esordio vincitore della statuetta alla sceneggiatura originale; se Get Out era la perfetta e sagace satira dell’ipocrisia della sinistra democratica statunitense nei confronti della comunità afroamericana d’America, l’horror a tinte apocalittiche che ne segue allunga il tiro e si tramuta in biblico racconto ammonitore sulle diseguaglianze sociali tra bianchi e neri, contrapposizione che si riflette, tutto sommato, anche su quella tra noi e loro, tra la nostra identità e quella, fin troppo similare, degli inquietanti e ancestrali doppelganger che vengono a bussare alla porta delle tranquille vacanze della famiglia Wilson.

Il Noi di Jordan Peele è anche e soprattutto un trionfo della stratificazione del racconto e delle sue molteplici letture; inutile darne una chiave soggettiva, Peele, da abilissimo traghettatore di idee e concetti universali, gioca sapientemente con le aspettative dello spettatore, e centra il suo obiettivo a qualunque livello delle stratificazioni meta-interpretative di cui il film si fa egregiamente carico.


Ed è dunque inquadrando in tale frangente Noi che esso si può leggere, senza troppi fronzoli o senza cascare nella insidiosa trappola del “questo significa quello, quello potrebbe alludere a quest’altro”. Badate bene, la forza espressiva del film di Jordan Peele è tuttavia quella delle numerose letture ed allusioni, eppure l’arguzia dell’autore statunitense è proprio quella di saper maneggiare con impressionante maestria il mezzo audiovisivo e saper trasportare la propria storia verso le spiagge puro e cristallino jump scare, l’emblematico salto sulla poltrona.
Noi è, allo stesso tempo, una lezione di cinema del brivido, un efficacissimo racconto dai toni apocalittici, una sinistra storia ammonitrice sulla doppiezza dell’animo umano, una allegoria della doppia faccia della (dis)uguaglianza delle classi sociali americane odierne, una feroce satira sociale tout court, un omaggio a tanta parte di cinema di genere del passato che Jordan Peele ringrazia calorosamente con una ennesima pietra miliare del cinema dell’orrore che forse non smetterà mai di far discutere negli anni a venire. Ad oggi probabilmente, è tutto quello che serve al cinema migliore.
VOTO: 8,5/10

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