Parasite – La recensione del film di Bong Joon-ho vincitore della Palma d’Oro 2019

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Di Simone Fabriziani

Tutta la famiglia di Ki-taek è senza lavoro. Ki-taek è particolarmente interessata allo stile di vita della ricchissima famiglia Park. Un giorno, suo figlio riesce a farsi assumere dai Park e le due famiglie si ritrovano così intrecciate da una serie di eventi incontrollabili. Il film più premiato del 2019 è anche il film più sorprendente dell’anno; arriva nelle sale italiane Parasite, vincitore della Palma d’Oro all’ultimo festival di Cannes.

Scritto e diretto dal regista sud-coreano Bong Joon-ho (Snowpiercer, Okja) Parasite debutta nelle sale italiane a partire dal 7 novembre grazie alla distribuzione indipendente di Academy Two e si prepara a conquistare il maggior numero di premi internazionali da qui ad inizio febbraio 2020, dove sembra partire in pole position per la statuetta al miglior film straniero. Un ambiziosissimo affresco sul classismo dell’età contemporanea mascherato da virtuosismo cinematografico che omaggia e (ri) utilizza i canoni della tradizione filmica di differenti generi del grande schermo in quello che, a conti fatti, si trasforma in un tripudio di forma e contenuto di un equilibrio perfetto.
La forma parassitaria della famiglia di Ki-Taek diventa un pretesto per raffigurare la società della Corea del Sud con sguardo satirico, impietoso, a tratti esilarante: non è infatti un caso che Bong Joon-ho sfoderi tutta la sua conoscenza e passione per il cinema di ieri ed oggi per confezionare un insospettabile crowdpleaser dalla sostanza e dal contenuto impeccabili, capace di unificare in maniera ideale le audicence cinematografiche di Oriente ed Occidente con la medesima forza visuale.

Dapprima dramma satirico, poi commedia degli equivoci, fino a trasformarsi in farsa dalle tinte thriller e horror, Parasite si attesta come testamento dietro la macchina da presa del cineasta coreano, da sempre nella sua filmografia interessato al concetto di classe sociale, di prevaricazione del sistema gerarchico e piramidale della stessa e della infinita catena (o ciclo, se volete) che si crea come temibile conseguenza: lo ha fatto già nel 2006 con la fantascienza di The Host, poi con la distopia in lingua inglese Snowpiercer, fino alla favola vegan targata Netflix Ojka.
Parasite si appropria del suo spettatore e lo divora letteralmente risucchiandolo all’interno del grande schermo anche grazie al protagonista assoluto della narrazione, più della esilarante diatriba tra le due famiglie: la elegante e facoltosa casa dei Park, spazio filmico che si ammanta di valenza drammaturgica fortissima, indimenticabile luogo cinematografico che segnerà per sempre il 2019 vissuto nel buio di una sala di proiezione.

VOTO: 9/10



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