Pets 2 – Vita da animali – La recensione del sequel animato della Illumination

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Di Daniele Ambrosini
A tre anni dal primo capitolo arriva in sala Pets 2 – Vita da animali, il primo sequel targato Illumination Entretainment ad essere slegato dalla saga di Cattivissimo Me. E, a differenza dei seguiti del film dedicato a Gru e i Minions, qualcosa qui proprio non funziona.

Max e Duke ormai sono inseparabili e la loro convivenza procede egregiamente, fino a quando la loro padrona non incontra un uomo ed i due hanno un figlio. Max non adora i bambini, ma entra fin da subito in empatia con il piccolo Liam, tanto da diventare incredibilmente apprensivo e volerlo proteggere da tutto. Un viaggio in fattoria cambierà la prospettiva del cane domestico sulla vicenda. Nel frattempo, mentre Max e Duke sono via, a New York i loro amici sono impegnati in nuove e stravaganti avventure: Gidget chiede aiuto a Chloe per mimetizzarsi in una colonia di gatti e recuperare il giocattolo preferito di Max, mentre Nevosetto, convinto di essere un supereroe, aiuterà un cane a salvare una tigre bianca da un circo. 
A deludere in Pets 2 è soprattutto il fatto che il focus della storia non siano più Max e Duke, cuore pulsante del primo capitolo, qui completamente in secondo piano nell’economia del racconto. I due cani, infatti, mantengono una propria storyline, ma questa sembra più un pretesto per averli all’interno del film che una vera e propria esigenza narrativa, tanto più dal momento che la linea di trama principale è evidentemente quella di Nevosetto, personaggio al massimo adatto a fungere da spalla comica, che in solitaria non ha il carisma necessario per brillare, o meglio, per non annoiare.
L’assenza dei due protagonisti a trainare la storia la si avverte soprattutto dal momento che il film è nettamente frammentato, in maniera da risultare quasi episodico. Ed in un racconto episodico ogni segmento ben distinto ha, per forza di cose, il suo peso all’interno della narrazione. E per buona parte del tempo sia la linea narrativa di Gidget che quella di Nevosetto assolvono alla stessa funzione, ossia quella di alleggerire la narrazione, portando avanti delle simpatiche quanto improbabili gag, che in realtà funzionano e sono la parte migliore del film, perché dopotutto qualche risata Pets 2 riesce a strapparla, ma non riesce ad andare oltre. Quel passo in più dovrebbe compierlo nel momento in cui la sottotrama dedicata a Max, quella a cui spetta il compito di veicolare l’evidente e non particolarmente originale messaggio del film, si ricongiunge alla vicenda action – avventuristica che muove l’ultimo atto, ossia lo scontro con il titolare del circo ed i suoi mastini. 
Nel suo essere frammentato, il film risulta poco focalizzato ed incredibilmente dispersivo. Il tentativo di costruire tre storie distinte che poi convergano in un’unico finale è evidente, ciò che delude è che in quell’ultima sezione non convergano anche tutte le istanze delle singole storie, ma che funga solamente da punto di congiunzione narrativo e niente di più. Anche perché la chiusa che contava sul serio era quella dedicata al piccolo Liam, che sinceramente aveva bisogno solo in parte di tutto quel marasma, ma che forse avrebbe avuto bisogno di uno svolgimento più solido, più convincente, più centrale all’interno del film.
L’impressione è che Pets 2 – vita da animali sia pensato per un pubblico di età inferiore a quello a cui era destinato il primo capitolo. La frammentarietà, la struttura per gag e la maggiore attenzione destinata alle spalle comiche, favoriscono sicuramente la fruizione ad un pubblico con un tasso di concentrazione più basso, come appunto i bambini più piccoli, sotto gli 8 anni. E a livello produttivo è una scelta intelligente, che potrebbe pagare molto in termini economici ed ampliare ulteriormente il pubblico della saga in caso di un terzo capitolo, ma allo stesso tempo è una scelta che compromette, e non di poco, il risultato finale del film.
Pets 2 è un enorme e colorato giocattolo, che, nonostante l’alta qualità dell’animazione e della messa in scena, sarebbe forse stato più adatto ad un rilascio direct-to-video che come sequel ufficiale. Sicuramente piacerà ai bambini, ma è destinato a deludere il pubblico più adulto. Altra nota negativa è l’assenza di alcuni dei personaggi secondari più riusciti del primo capitolo, come l’aquila Tiberius, e la poca incisività dei nuovi inserimenti, l’insipido antagonista e la cagnolina di Tiffany Haddish su tutti. Volendo spezzare una lancia in favore della versione italiana, c’è da dire che il doppiaggio nella nostra lingua è decisamente buono, anche grazie alle voci di Alessandro Cattelan, Lillo e Francesco Mandelli, capaci di nascondere le loro ingombranti personalità e di dare vita a questi personaggi.
VOTO: 5/10


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