Presence

Presence, la recensione

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Dopo essere stato presentato con discreto successo di critica al Sundance Film Festival del 2024, giovedì 24 luglio arriva finalmente nelle nostre sale Presence, nuovo esperimento cinematografico firmato dal regista premio Oscar Steven Soderbergh.

Di cosa parla quindi Presence, il nuovo horror atipico del regista pluripremiato? In cerca di un nuovo inizio e per riprendersi da un’esperienza traumatica, Rebekah e Chris Payne si trasferiscono con i figli in un’antica dimora che si trova in un tranquillo sobborgo residenziale di periferia. L’abitazione sembra perfettamente normale, ma poco dopo il trasloco della famiglia cominciano ad accadere misteriosi e inquietanti eventi. Moglie e marito si convincono che in casa si nasconda una presenza, che osserva ogni mossa dei nuovi inquilini e sta per sconvolgere le loro vite in maniere inimmaginabili.

Callina Liang in una scena del film – fonte: Neon

Da una sceneggiatura originale curata nientepopodimeno che da David Koepp (Jurassic Park, Mission Impossible, Spider-Man), Soderbergh torna a collaborare con lo scrittore cinematografico americano dopo i solidi esperimenti precedenti Kimi – Qualcuno in ascolto (2022) e Black Bag – Doppio gioco (2025). Il risultato di questo connubio è un esperimento horror che ribalta (narrativamente e concettualmente) il sotto-genere tutto dedicato alle case infestate e alle presenze fantasmatiche. Regalando allo spirito incorporeo che abita la magione protagonista di Presence il punto di vista esclusivo del racconto sul granche schermo.

Lucy Liu in una scena di Presence – fonte: Neon

Affondando quindi le radici cinematografiche e narrative in esempi precedenti quali The Others di Alejandro Amenabar (2001) e il più recente Storia di un fantasma di David Lowery (2017), Soderbergh allunga il tiro delle sue eclettiche e versatili ambizioni dietro la macchina da presa e firma un thriller sovrannaturale dalla natura non solo scontatamente sperimentale, ma anche parzialmente immersiva. Perché affidando il punto di vista del racconto al fantasma infestante, permette una volta per tutte allo spettatore di immedesimarsi non solo nel limbo incorporeo ed aleggiante dello spirito che regge i fili del destino della famiglia in trasferta, ma permette altresì di “sostituirsi” in parte a Soderbergh sulla sedia da regista.

Una scena di Presence – fonte: Neon

In fin dei conti, Presence porta agli estremi confini la poetica sperimentale del cinema pluridecennale di Steven Soderbergh, che continua con caparbia e coraggio artistico a giocare ed immergersi in diversi generi cinematografici, con le più nuove e disparate tecnologie di ripresa, e a rifuggire con grazia ed intelligenza il più prevedibile cinema mainstream di Hollywood.

Lontani sono dunque i tempi del Soderbergh “popolare”, che dalle ceneri dell’Oscar ottenuto nel 2001 per Traffic, si reinventa sul grande schermo firmando la regia della celeberrima ed iconica saga remake di Ocean’s Eleven, per poi passare a film come Contagion e Magic Mike. Presence è l’ennesima riprova che la natura prolifica e sperimentale del cineasta statunitense è un piccolo miracolo di produzione multimediale continuativa e fuori da ogni scherma o logica di consumo imperante nella Hollywood contemporanea.

Presence arriva nelle sale italiane con Lucky Red a partire da giovedì 24 luglio.

VOTO: 3,5/5


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