Roma 2018: A Kid Like Jake – La recensione del dramma familiare a tematiche LGBT con Claire Danes e Jim Parsons

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Di Daniele Ambrosini

Alex e Greg, una tranquilla ed affiatata coppia di New York, decidono di fare domanda per una borsa di studio che possa permettere a Jake, il loro bambino di quattro anni, di frequentare un prestigioso asilo privato a partire dall’anno successivo.
Judith, la preside dell’attuale scuola di Jake ed amica di vecchia data di Alex, prepara ed indirizza i due genitori a numerosi colloqui, dove il piccolo ottiene ottimi risultati. Jake non è un bambino come tutti gli altri: preferisce stare con le bambine piuttosto che con i suoi coetanei maschi, ama vestirsi come le principesse dei suoi film preferiti e reinterpretarli. Sempre più persone iniziano a fare allusioni sulla sessualità di Jake – compresa Judith che consiglia di utilizzare la cosa a proprio vantaggio nelle domande per le borse di studio -, così Alex e Greg sono costretti ad affrontare la questione, trovandosi in disaccordo su come procedere.

Il regista transgender Silas Howard costruisce un film molto delicato sul tema della scoperta dell’identità sessuale e sull’identità di genere, attraverso la storia di due genitori che si interrogano su cosa sia meglio fare per preservare la personalità del proprio bambino e per proteggerlo dagli altri. Claire Danes e Jim Parsons interpretano una coppia progressista e di ampie vedute che non impone al figlio di adattarsi a dei prestabiliti stereotipi di genere, ma che preferisce che il piccolo abbia la libertà di potersi esprimere al meglio per quel che è, anche attraversando la barriera sociale che divide i bambini dalle bambine alla sua giovane età. Ciò comporta che Alex e Greg siano a loro agio se Jake gioca con le bambole o indossa una gonna, perché credono che non abbia senso limitare la sua fantasia e costringerlo ad avere dei comportamenti che non gli appartengono solo perché ci si aspetta che si attenga a delle norme sociali. Ma quando iniziano a realizzare che quella del figlio potrebbe non essere solo una fase e che i suoi comportamenti potrebbero essere sintomo di qualcosa di più profondo e complesso di quanto non avessero immaginato, il loro atteggiamento cambia. Greg e Alex non sanno come affrontare la situazione e commettono gli stessi errori che farebbe chiunque al loro posto: iniziano a imporre divieti e ad accusarsi a vicenda.

Howard decide di affrontare la scoperta dell’identità di genere al di fuori di un racconto di formazione. Non è Jake il protagonista del racconto (il suo ruolo è, purtroppo, marginale), ma i suoi genitori cisgender chiamati ad elaborare una serie di informazioni complesse e a prendere delle decisioni che potrebbero influenzare la vita del figlio per sempre. Attraverso di loro si evolve il film. Howard realizza una specie di libro delle istruzioni per genitori impreparati, inserendo all’interno del suo film una lunghissima serie di informazioni elaborate attraverso una sorta di percorso ideale. A Kid Like Jake ha la capacità di mettere lo spettatore di fronte alla necessità di riflettere, di riuscire ad offrire un punto di vista in grado di contrastare tutte le possibili opposizioni all’interno di un percorso ordinato ed adeguatamente giustificato, come in un saggio. Howard avverte la necessità di spiegare tutto al suo pubblico per non lasciare mai spazio all’equivoco e per rendere il film adatto a chiunque. Un’impostazione che ne risalta la natura di film “necessario”, in cui le tematiche ed il messaggio prevalgono su tutto il resto. Una ostentata semplicità rende A Kid Like Jake un film diretto, godibile ma riflessivo, in cui la forma si adatta alle necessità della sostanza. Un film accessibile insomma, scritto con criterio e coscienza, ma con poca originalità.

Il cast è composto da un un affiatato gruppo di attori principalmente televisivi capitanato da Jim Parson e Claire Danes e completato da Priyanka Chopra (Quantico), Amy Landecker (Transparent), Ann Dowd (The Handmaid’s Tale), il premio Oscar Octavia Spencer ed il giovanissimo Leo James Davies nei panni di Jake, personaggio purtroppo solo marginale nel racconto di Howard che predilige il punto di vista degli adulti a quello dell’innocente bambino, di fatto solo oggetto delle conversazioni degli altri personaggi e mai soggetto della sua stessa storia.

VOTO: 6,5/10


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