Roma 2018: Three Identical Strangers – La recensione del documentario premiato al Sundance

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Di Daniele Ambrosini

Three Identical Strangers racconta la sorprendente storia di Edward, David e Robert, tre gemelli identici separati alla nascita da un’agenzia di adozioni che ha tenuto le famiglie adottive all’oscuro dell’esistenza degli altri fratelli.

Nati il 12 luglio del 1961 da una madre single, i tre sono stati affidati a tre famiglie molto distanti geograficamente e con condizioni economiche molto differenti. Nel 1980 Robert inizia a frequentare lo stesso college di Edward, dove un amico di quest’ultimo nota l’incredibile somiglianza e li fa incontrare per la prima volta. La notizia del ricongiungimento impazza sui quotidiani nazionali, dove David ha modo di leggerla. La loro storia ha un’eco incredibile: sono invitati su tutte le tv nazionali, i giornali continuano a parlare di loro e recitano persino in un film. Mentre loro si godono la vita, i loro genitori tentano di avere risposte sul come tutto ciò sia potuto accadere, sul perché nessuno di loro fosse a conoscenza del fatto che il proprio figlio adottivo avesse ben due fratelli gemelli. Solo dopo anni le indagini di un giornalista spiegheranno (almeno in parte) cosa sia realmente accaduto.

Three Identical Strangers è la classica storia troppo assurda per essere vera, uno di quei casi in cui la realtà supera la fantasia. Una storia piena di luci ed ombre che il regista Tim Wardle ricostruisce saggiamente, impostando un accattivante crescendo narrativo. Capace di giocare con i generi, Three Identical Strangers è documentario, ma è anche commedia e thriller nel corso delle sue ricostruzioni, è un racconto affascinante quanto gradevole e, alle volte, spaventoso; è un’intero universo cinematografico, una girandola di emozioni che si rincorrono per un’ora e mezza. Wardle ci trasporta dentro le complicate vite di questi tre uomini, ormai cinquantenni, per comprendere come la separazione ed il successivo ricongiungimento le abbia influenzate e quali siano stati i reali fattori a determinare le differenze tra loro – “genetica o ambiente?” ci si chiede.
A livello visivo il film è supportato inizialmente solo da fotografie e da (efficaci ma forse non necessarie) ricostruzioni con attori (che non vengono mai inquadrati frontalmente), ed in un secondo momento vengono introdotti anche numerosi video di repertorio e filmini di famiglia. Il tutto è raccontato attraverso le voci di numerose persone intervistate, non solo i fratelli David e Robert, ma anche giornalisti, familiari, amici, medici. Ciò che ne risulta è un quadro piuttosto completo della storia dei tre gemelli in grado di sollevare numerosi quesiti di tipo morale rispetto alle azioni di chi, a loro insaputa, ha cambiato e controllato le loro vite, un racconto mirato alla ricostruzione dei fatti che non tralascia di essere intimo e toccante, pur non essendo mai realmente interessato ad intromettersi nel privato dei suoi protagonisti (che, dopotutto, di intromissioni ne hanno già subite abbastanza).  
VOTO: 8,5/10