Sirat

Sirat, la recensione

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Dopo essere stato presentato con sorprendente successo al 78° Festival di Cannes (dove ha ottenuto il prestigioso Premio della Giuria), arriva finalmente nelle sale italiane Sirat, scritto e diretto da Oliver Laxe.

Il film racconta di un padre (Sergi López) e suo figlio Esteban (Bruno Nuñez) che arrivano tra le montagne del sud del Marocco, dove si tiene un rave estremo e senza fine. Sono alla disperata ricerca di Mar, figlia e sorella, scomparsa mesi prima durante uno di questi eventi. Tra musica elettronica martellante e un’atmosfera di libertà assoluta e alienante, i due mostrano la foto della ragazza a chiunque incrocino. Quando ormai le speranze sembrano svanire, decidono di seguire un gruppo di ravers verso un’ultima festa nel cuore del deserto. Ma il viaggio si trasforma presto in una discesa dentro sé stessi, un confronto duro e ineludibile con i propri limiti, le proprie paure e la propria umanità.

Una scena di rave party in Sirat – fonte: Mubi

Lungometraggio di produzione spagnola che segna la quarta volta di Oliver Laxe dietro la macchina da presa, Sirat è uno dei prodotti cinematografici più interessanti dello scorso anno. Dopo la trionfale kermesse al 78° Festival di Cannes, il film con Sergi Lopez ha fatto il giro del mondo portando a casa incassi al botteghino casalingo (ma anche francese) particolarmente cospicui. Merito di un incessante passaparola del pubblico, ammaliato da un rituale su grande schermo incantesimale e di forte immersività.

Una scena tratta da Sirat – fonte: Mubi

In un mondo, quello raccontato dal film di Laxe, sul bordo precipiziale di una guerra mondiale catastrofica di non specifica natura, il protagonista interpretato da Sergi Lopez (accompagnato dal piccolo ma già bravissimo Bruno Núñez) si muove senza sosta da un rave party all’altro nel cuore del deserto marocchino tra vertiginose gole montuose e panorami desertici, in cerca della figlia scomparsa misteriosamente. A fare da contraltare a questo viaggio del cuore e dell’anima, un manipolo di ravers che sembra consapevolmente uscito dalle distopie di sabbia e violenza del Mad Max di George Miller, ed una colonna sonora originale (curata dal candidato al Golden Globe Kangding Ray) ipnotica e martellante.

Sergi Lopez e Bruno Nunez in una scena del film – fonte: Mubi

Al di là delle molteplici allusioni allegoriche che il film del regista e sceneggiatore galiziano mette un po’ furbescamente in campo, Sirat riesce a connettere in maniera inedita e mirabile le paure più ancestrali e profonde dello spettatore assieme al ritmo ipnotico e gutturale delle magniloquenti casse musicali nel cuore del deserto marocchino. Un lungometraggio miracoloso, dove il potere tribale della musica si fa rituale collettivo di una generazione umana in bilico verso l’abisso globale.

Sirat è un’esperienza cinematografica indelebile, capace di catturare corpo e mente dello spettatore e che ha già ottenuto importanti riconoscimenti e candidature (tra cui 2 nomination ai Golden Globe e 9 agli European Film Awards), e rappresenterà la Spagna agli Oscar 2026.

Sirat arriva nelle sale italiane a partire da giovedì 8 gennaio con la distribuzione di Mubi.

VOTO: 4/5


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