Superman

Superman, la recensione

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Dopo aver avuto i volti cinematografici di Christopher Reeve, Brandon Routh e Henry Cavill (e non dimentichiamo nemmeno il televisivo Tom Welling in Smallville!), il Superman dei fumetti creato da Jerry Siegel e Joe Shuster torna sui grandi schermi con una ripartenza firmata dalla regia di James Gunn.

Il neonato Kal-El è l’unico sopravvissuto della sua razza dopo la distruzione del pianeta Krypton. Cresciuto sulla Terra da due amorevoli genitori umani che lo hanno ribattezzato Clark, il giovane alieno diventa adulto, accetta i propri superpoteri e, sotto le mentite spoglie di Superman (David Corenswet), difende il pianeta da ogni pericolo. Nel frattempo, nasconde la sua vera identità lavorando come giornalista per il Daily Planet di Metropolis. Superman incarna la verità e la giustizia in un mondo che, tuttavia, sembra aver superato questi ideali. Clark, però, continua a riporre una fede cieca nella bontà dell’essere umano, nonostante i tentativi del malvagio Lex Luthor (Nicholas Hoult) di mettergli i bastoni fra le ruote.

Una scena del reboot – fonte: Warner Bros. Pictures

Del resto, l’incipt narrativo del Superman di James Gunn non si discosta formalmente dai rudimenti basilari che generazioni e generazioni passate (e presenti) di cinespettatori o avidi lettori di fumetti conosce a menadito sulle origini e le motivazioni del supereroe per eccellenza. Gunn però, fresco delle sue sperimentazioni artistiche per la trilogia Marvel dei Guardiani della Galassia e nell’esilarante e roboante The Suicide Squad del 2021, scrive e dirige un reboot che spinge il pedale dell’acceleratore sugli aspetti umani ed empatici del Clark Kent cinematografico, senza tralasciare discorsi e ricorsi geopolitici di urgentissima rilevanza contemporanea.

David Corenswet e Rachel Brosnahan nel film – fonte: Warner Bros. Pictures

Il regista e sceneggiatore statunitense lo fa tuttavia con uno spirito sì inedito ed avanguardistico nei confronti dell’eredità passata del Superman nelle saghe cinematografiche precedenti, ma sposta contenuti e linguaggi del racconto verso tonalità imprevedibili e del tutto altalenanti: dal dramma famigliare alla pura azione adrenalinica fino a passare per la situation comedy pura e dura, il Superman in arrivo nelle nostre sale è un pastrocchio di idee e suggestioni che getta nel calderone della sua storia per grande schermo troppi, troppi contenuti ed intuizioni, spropositate per fare in modo che il reboot firmato da James Gunn possa realmente camminare con le proprie gambe identitarie.

Nathan Fillion, Edi Gathegi e Isabela Merced nel film – fonte: Warner Bros. Pictures

Certo, il cast assortito sembra focalizzato e divertito (su tutti, un convincente e carismatico David Corenswet e un gigionesco Nicholas Hoult nei panni del villain di turno), ma non basta per risvegliare il pubblico cinematografico attuale dal torpore di un’ubriacatura da Superman patita negli ultimi (e poco riusciti) tentativi di multiverso operati prima da Zack Snyder e poi da DC Entertainment con il Clark Kent di Henry Cavill.

Gunn è ambizioso e volenteroso nel voler riproporre una nuova immagine del Superman che tutti abbiamo da sempre pensato di conoscere a menadito, giocando con i propri linguaggi le proprie ossessioni narrative, ma il risultato è più un malriuscito mélange di idee di ripartenza e restyling che un vero e proprio prodotto cinematografico compiuto ed indipendente.

Superman arriva nelle sale italiane a partire da mercoledì 9 luglio con la distribuzione di Warner Bros. Pictures.

VOTO: 2/5


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