Dopo essere stato presentato al Telluride e al Toronto International Film Festival lo scorso anno, arriva finalmente nelle sale italiane con un po’ di ritardo l’inusuale The End, terzo lungometraggio dietro la macchina da presa del documentarista candidato all’Oscar Joshua Oppenheimer.
Queste le premesse del film in uscita: in un mondo post-apocalittico, una ricca famiglia vive in una miniera di sale trasformata in una casa lussuosa. Apparentemente, la terra intorno a loro è stata distrutta e dunque sono convinti di essere gli ultimi sopravvissuti, tanto che uno dei loro figli non ha mai nemmeno visto il mondo esterno. Un giorno, però, una giovane ragazza appare all’ingresso del loro bunker, compromettendo il delicato equilibrio della famiglia.

Dopo aver sbalordito ed indignato il mondo intero con i documentari pluripremiati The Act of Killing e The Look of Silence che raccontavano con inusitata lucidità le terribili conseguenze emotive degli eccidi commessi in Indonesia negli anni ’60, Oppenheimer debutta con il suo primo lungometraggio di finzione. Basato su una sceneggiatura originale firmata dallo stesso regista assieme a Rasmus Heisterberg, The End è un oggetto cinematografico imperfetto ma di grande fascino ed interesse, che mette in campo riflessioni non comuni sul futuro dell’umanità e sulla responsabilità etica degli esseri umani nel preservare l’ecosistema e la struttura stessa delle relazioni e della società occidentale.

E lo fa mescolando generi per il grande schermo che vanno dal dramma famigliare al musical puro e duro, dove il canto ed il ballo si fanno forieri di ricordi e traumi di un passato che sembra svanire sempre di più all’interno dell’eclettico bunker sotterraneo nelle miniere di sale (trivia: per le miniere, è stata utilizzata una location tutta italiana, più precisamente a Raffo); un non-luogo intriso di dolore e rimozione, dove il (non) tempo è scandito da rituali e faccende giornaliere prive di semantica significativa.

Un musical post-apocalitto che racconta audacemente la fine del nostro pianeta soffermandosi piuttosto sul mondo emotivo ed interiore dei suoi protagonisti (su tutti, i bravissimi George McKay, Tilda Swinton e Michael Shannon) che non sulle ipotizzabili conseguenze naturali e climatiche della catastrofe fuori delle miniere alla fine del mondo. Un luogo-altro, quello di The End, che sembra così custodire al suo interno le vestigia di un’umanità e di una società lontane nel passato, eppure allo stesso tempo sensorialmente tattili e mai così vicine.
Magari dalla durata piuttosto impegnativa e con uno script non sempre all’altezza delle sue intuizioni, ma The End è un’esperienza cinematografica ad oggi sempre più inusuale ed efficace.
The End arriva nelle sale italiane a partire da giovedì 3 luglio con I Wonder Pictures.
VOTO: 3/5






