The Predator – La recensione del reboot diretto da Shane Black

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Di Daniele Ambrosini
Il nuovo Predator diretto da Shane Black – tra gli interpreti del primo capitolo della saga, ormai affermato regista di film d’intrattenimento dopo i successi di Iron Man 3 e The Nice Guys – è un reboot completo della saga che poco ha a che fare con i capitoli precedenti, dai quali è narrativamente del tutto staccato, ma ai quali guarda con affetto strizzando l’occhio più volte ai fan di vecchia data. 


In questa nuovo capitolo il protagonista è Quinn McKenna (Boyd Holbrook), un tiratore scelto che durante una missione si imbatte in uno degli alieni che danno il nome al film e dopo uno scontro a fuoco porta via con sé uno due dei suoi dispositivi tecnologici. Sicuro che il governo vorrà metterlo a tacere, fa recapitare ad una casella postale l’attrezzatura extraterrestre, ma questa viene poi consegnata a casa sua dove il figlio autistico di 10 anni, Rory (Jacob Tremblay, una spanna sopra a tutto il cast), la trova e tenta di comprenderne il funzionamento. Nel frattempo l’agente governativo Will Traeger (un poco convincente Sterling K. Brown) mette su una squadra di scienziati per studiare l’esemplare di Predator giunto sulla terra, ma qualcosa va storto e la dottoressa Casey Brackett (Olivia Munn) è costretta mettersi in salvo sia dall’alieno che dal governo, infastidito dalla sua intraprendenza, unendosi ad un gruppo di fuggiaschi capitanati dallo stesso McKenna.
The Predator è un film di puro intrattenimento che in svariate occasioni riesce nel suo intento di divertire ed intrattenere lo spettatore, ma che fatica a mantenere alta l’attenzione, a creare snodi che destino l’interesse di chi guarda. The Predator non è tanto una delusione perché è banale, e lo è parecchio, o perché è un prodotto sfacciatamente commerciale, ma perché non è in grado di cogliere i giusti spunti per migliorarsi. Tutto all’interno del film sembra avere solamente una funzione narrativa superficiale: tutti gli elementi che vengono messi in gioco non vengono mai approfonditi o spiegati, molti personaggi sono caratterizzati in maniera talmente approssimativa da risultare macchiette poco credibili dei quali non conosciamo mai le reali ragioni che li spingono a comportarsi in un certo modo. Sostanzialmente The Predator è un film che non ci prova neanche. Optando sempre per la via più semplice possibile, Shane Black realizza un film a portata di grande pubblico, un film conciliante in cui tutto risulta essere sottotono.


La scelta di optare per un tono leggero, ignorando completamente le sfumature horror che sono insite nella storia, è ovviamente dettata dalla volontà di rendere il film più accessibile, ma è anche molto poco riuscita. L’insistenza con cui il clima da commedia fa capolino anche nei momenti di maggiore tensione, crea un effetto straniante che in molte occasioni rovina quel poco di atmosfera che si era venuta a creare. Il pathos viene quasi del tutto azzerato dal progressivo scemare dell’interesse per lo sviluppo del film che nella seconda metà, complici il tono eccessivamente leggero e la totale mancanza di profondità, si trascina fino ad un finale molto poco esaltante. 
VOTO: 5/10