La casa di produzione e distribuzione A24 ha ormai all’attivo il rilancio delle carriere di diversi interpreti che o non si erano mai approcciati a titoli competitivi nella stagione premi oppure che da tempo necessitavano di un progetto che li riportasse sotto i riflettori.
Quest’anno è il turno di Dwayne Johnson, conosciuto dal grande pubblico come The Rock per la sua carriera da wrestler e la sua partecipazione a diversi film d’intrattenimento e, per così dire, muscolari. E la sua reinvenzione passa per questo titolo altrettanto muscolare ma non così votato all’intrattenimento, un biopic sul combattente dell’UFC Mark Kerr diretto da Benny Safdie senza il fratello Josh (nel frattempo impegnato alla realizzazione dell’attesissimo Marty Supreme, sempre per A24). E stando a questo titolo sembra che dei due fratelli cineasti, Benny sia quello meno coraggioso dei due. Perché The Smashing Machine è un buon biopic ma per chi si sarebbe aspettato un film estremo, che rompeva gli schemi del genere, non potrà che rimanere deluso. O forse la ragione non sta tanto nel talento del suo regista quanto nella cautela che a volte pare necessaria quando si parla storie di personaggi realmente esistiti e ancora in vita.

Quel che regge bene della scrittura del film è il celebrare la figura protagonista attraverso il racconto della sconfitta e soprattutto dell’accettazione di essa nonché il suo essere un racconto incentrato in primis su una disciplina sportiva. Ma quando The Smashing Machine deve parlare di dipendenza da antidolorifici e della sfera più intima del personaggio si sarebbe potuto fare di più, spingere l’acceleratore e non fare sconti a Kerr durante quello che probabilmente è stato il periodo più duro della sua vita. L’opera ha comunque una buona messa in scena, girato con un taglio quasi documentaristico per come sta insistentementesul personaggio, che però sarebbe potuto essere maggiormente sporco e invasivo.

Inoltre la performance di Johnson è innegabilmente buona, non solo quando fisica, ma bisogna anche ammettere che il personaggio non avrebbe potuto avere un altro interprete. Buona anche la prova di Emily Blunt con un paio di scene abbastanza da Oscar baiting, purtroppo però è ancora una volta nel ruolo della “moglie di” in un film biografico.

The Smashing Machine insomma è un titolo un po’ troppo convenzionale ma nonostante questo riuscito e potrebbe avere qualche spazio nei prossimi mesi della stagione premi. Sempre che il film del fratello Josh non diventi il titolo di punta di A24.
In concorso a Venezia 82, The Smashing Machine arriverà nelle sale italiane il 19 novembre con la distribuzione di I Wonder Pictures.
VOTO: 3/5






