The Watchers

The Watchers – Loro ti guardano, la recensione

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Di Simone Fabriziani

Arriverà nelle sale italiane a partire da giovedì 6 giugno con Warner Bros. Pictures ed è l’esordio alla regia cinematografica per Ishana Night Shyamalan, figlia del ben più blasonato M. Night. Ed il suo debutto, non poteva che essere sulle orme del cinema di genere che ha reso il genitore uno dei più acclamati della sua generazione. Il film è The Watchers – Loro ti guardano, ed è l’adattamento cinematografico del romanzo omonimo di A.M. Shine.

Il lungometraggio horror inizia con la storia di Mina (Dakota Fanning), un’artista ventottenne che vive a Dublino ma rimane bloccata in una grande foresta immacolata nell’Irlanda occidentale. Dopo aver trovato rifugio all’interno di uno strano bunker, rimane intrappolata insieme a tre sconosciuti, perseguitata ogni notte da creature misteriose. Cosa vogliono le creature da loro? Cosa sono veramente, e perché sono così tanto interessate ai comportamenti umani? Le sorprese nel corso del lungometraggio saranno molteplici.

Il cast di The Wacthers – Loro ti guardano in una scena – fonte: New Line Cinema

Dopo aver esordito dietro la macchina da presa come regista di seconda unità in Old (2021) del padre M. Night Shyamalan, Ishana si prodiga successivamente nella regia di sei episodi della serie tv horror Servant, ideata dal genitore ed in streaming su Apple TV+ dal 2021 al 2023 con discreto successo. Era questione di tempo per Ishana di fare il salto di qualità del grande schermo, e il romanzo horror a tinte fantasy di A.M. Shine è stata la scusa perfetta per dare vita a The Watchers – Loro ti guardano. Che però, nonostante tutti i buoni propositi, non si attesta come convincente esordio alla regia cinematografica.

Un po’ perché The Watchers dell’idea basilare del romanzo di Shine ne sfrutta solo parte del potenziale letterario (molta della struttura narrativa è fortemente radicata nel foklore irlandese, in principal modo nella lore storico-culturale delle fate), poi perché, a conti fatti, scrittura e regia curate dalla regista esordiente non reggono il confronto né con le originali idee visivo-narratologiche del padre, né posseggono la carica necessaria di visione artistica tale da giustificare un debutto per grande schermo che alla fine della fiera è solo generico e derivativo. Che peccato.

VOTO: 2/5


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