Toy Story 4 – La recensione della conclusione della saga firmata Disney/Pixar

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Di Simone Fabriziani

Woody è sempre stato fiducioso riguardo al suo posto nel mondo. La sua priorità è quella di prendersi cura del suo bambino, sia che si tratti di Andy sia che si tratti di Bonnie. Ma quando Bonnie aggiunge ai giocattoli della sua stanza il riluttante “Forky”, ha inizio per Woody una nuova avventura che gli mostrerà quanto grande può essere il mondo dei giocattoli. A nove anni di distanza dall’ultimo capitolo, arriva nelle sale di tutto il mondo Toy Story 4, conclusione (?) della più applaudita saga firmata Disney/Pixar.

Sotto la mano sicura e dinamica del regista Josh Cooley e una sceneggiatura a quattro mani firmata da Stephany Folson e il premio Oscar Andrew Stanton (ma il soggetto originale appartiene anche a Rashida Jones e all’ex-boss di Disney/Pixar John Lasseter), il quarto capitolo della serie animata sbarca nei cinema di tutto il mondo con un arduo compito da portare a termine: far “dimenticare” il terzo capitolo, per anni sbandierato come la conclusione perfetta, e giustificarne un nuovo appuntamento sul grande schermo. La sfida è vinta, ma a metà.

Perché anche se Toy Story 4 non raggiunge le vette del capitolo del 2010 e non riesce proprio a togliersi di dosso le fattezze di cordone ombelicale ad una trilogia concettualmente cristallina, ne guadagna con il gap temporale di nove anni di attesa modernità e dinamicità. E non soltanto nella tecnica di realizzazione, oramai una garanzia di eccellenza.

Ciò di cui guadagna il quarto capitolo diretto da Cooley è l’aspetto della comicità dei vecchi e dei nuovi personaggi, aggiornato alle modalità della contemporaneità; una contemporaneità che è ben rappresentata, neanche a farlo a caso, dalle new entry del film di animazione le cui voci sono prestate da veterani della comedic art statunitense come Tony Hale e il duo Keegan-Michael Key e Jordan Peele. Ma non abbiate paura, lo show è ancora tutto dei vecchi amori degli spettatori più nostalgici e affezionati: lo sceriffo Woody (Tom Hanks) e l’eroe spaziale Buzz Lightyear (Tim Allen) sono ancora il cuore pulsante di questa straordinaria storia di “giocattoli” durata quasi 25 anni.
E proprio a Woody apaprtiene il film di Cooley; sua è la narrazione principale, suo il dilemma che concluderà la saga per come l’abbiamo imparata a conoscere e ad amare; se la trilogia conclusasi nel 2010 chiudeva il cerchio del “possesso” dei giocattoli, da un bambino ad un altro, il quarto e (forse) ultimissimo capitolo ne apre un altro: cosa succede ai giocattoli quando non hanno più alcun padrone? Cosa succede quando vengono smarriti, o peggio ancora, abbandonati? Un terzo stadio di vita che avvicina sempre di più i protagonisti inanimati della serie Pixar sempre più a prototipi dell’esperienza umana. Ma che questo la Pixar lo sapesse raccontare così bene già lo sapevano.
Lungi dall’essere un capitolo necessario per i meccanismi pluridecennali della saga animata, Toy Story 4 riesce però nell’intento più difficile: quello di saper dire tanto altro, e tanto bene, nonostante il brodo narrativo sia stato allungato. E provateci voi a non versare calde lacrime al termine del lungometraggio.
VOTO: 8/10


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