A quindici anni di distanza dal secondo capitolo della saga futuristica, Disney ravviva la serie cinematografica di Tron e porta sul grande schermo il terzo tassello narrativo con Tron: Ares, diretto da Joachim Rønning e con protagonisti i premi Oscar Jared Leto e Jeff Bridges.
In Tron: Ares, un programma altamente sofisticato di nome Ares, viene inviato dal mondo digitale a quello reale per una pericolosa missione, segnando il primo incontro dell’umanità con esseri dotati di intelligenza artificiale. Un ribaltamento considerevole, che porta la saga di Tron per la prima volta dal mondo digitale a quello in carne ed ossa, con conseguenze inaspettate e spettacolari. Non è la prima volta che il regista norvegese si approccia ai brand cinematografici targati Disney; nel 2017 aveva diretto Pirati dei Caraibi – La vendetta di Salazar (quintio capitolo della redditizia serie con Johnny Depp), per poi cimentarsi con il sequel (di meno successo) Maleficent – Signora del male, con Angelina Jolie.

Con Tron: Ares, il cineasta europeo accoglie un testimone non semplice; se difatti il primo, avveniristico capitolo del 1982 di Steven Lisberger aveva stabilito un precedente rivoluzionario nel campo degli effetti visivi e nella disamina pop delle innovazioni informatico-tecnologiche, il sequel del 2010 dell’ottimo Joseph Kosinski aveva alzato il tiro con un racconto padre-figlio impreziosito da un dispendio visivo senza precedenti e un colonna sonora indimenticabile firmata dai Daft Punk. In Tron: Ares, Joachim Rønning porta sul grande schermo un canovaccio originale scritto da Jesse Wigutow che analizza e riflette sui pericoli tutti contemporanei dell’intelligenza artificiale.

Invertendo la rotta narrativa precedentemente delineata da Lisberger e Kosinski, il terzo capitolo della saga sci-fi porta il mondo digitale della “Rete” all’interno della realtà degli esseri umani, interrogandosi sui lati oscuri della medaglia delle nuove tecnologie di IA, il loro uso e il rapporto etico con l’interazione tra regno virtuale e realtà tangibile ed esperibile dall’uomo. Tron: Ares racconta tutto questo innestando uno spettacolo visivo di maestosa portata e di grande intrattenimento energetico che lo rendono il capitolo più abbacinante dei tre. A donare adrenalina e partecipazione dello spettatore, la colonna originale firmata dai Nine Inch Nails, che garantiscono emozioni sonore ed elettroniche di grande spessore.

A mancare in questo terzo tassello narrativo è tuttavia una tridimensionalità dei suoi personaggi, tutto perlopiù destinati a vestire i ruoli di monocordi pedine su una scacchiera cinematografica votata maggiormente all’intrattenimento e allo spettacolo privo di acute ed originali riflessioni sui temi affrontati. Così come ci rende perplessi la scelta della major hollywoodiana di tentare una “ripartenza” della saga a partire proprio da Tron: Ares, che non solo completa un’ideale trilogia pluridecennale sulle innovazioni informatiche e tecnologiche dagli anni ’80 ad oggi, ma che qui ha l’ardire di divenire primo capitolo di una possibile saga reboot.
Quando alcuni dei più pressanti contenuti del film diretto da Joachim Rønning sono già stati eccellentemente affrontati in differenti prodotti cinematografici e televisivi degli ultimi anni, rendendo Tron: Ares a conti fatti un lungometraggio parzialmente démodé e fuori tempo massimo.
Tron: Ares arriva nelle sale italiane a partire da giovedì 9 ottobre con Disney.
VOTO: 2,5/5






