Un amico straordinario – La recensione del film con Tom Hanks candidato all’Oscar

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Di Simone Fabriziani

La storia dell’amicizia tra Fred Rogers, pastore protestante e personaggio televisivo, e il giornalista Lloyd Vogel.raccontata dalla delicatezza dietro la macchina da presa di Marielle Heller debutterà nelle sale italiane a partire da giovedì 5 marzo. Dopo che gli viene assegnato il compito di tracciare un profilo di Rogers, Vogel si ritroverà a vincerne lo scetticismo scoprendo l’empatia, la gentilezza e la decenza del vicino più amato d’America. 

Grazie alla distribuzione italiana di Warner Bros, Pictures Italia e Sony, arriva finalmente Un amico straordinario (A Beautiful Day in the Neighborhood), terzo lungometraggio dietro la macchina da presa per la Heller (Diario di una teenager, Copia originale) e adattamento cinematografico dell’articolo di giornale “Can You Say…Hero?” pubblicato su Esquire Magazine nel novembre 1998 da Tom Junod. Il film ha debuttato in anteprima mondiale come film di apertura all’ultimo Toronto International Film Festival, ottenendo varie menzioni e candidature durante i mesi successivi, tra cui una nomination all’Oscar per Tom Hanks come miglior attore non protagonista.
Riprendendo le fila di un approccio gentile e premuroso verso i veri personaggio del biopic diretto lo scorso anno da Marielle Heller, Copia originale, la regista statunitense fa una doppietta interessante dietro la macchina da presa a meno di un anno di distanza dal successo dell’ottimo film con Melissa McCarthy e Richard E. Grant e continua a percorrere un sentiero interessante sul solco dell’empatia, della gentilezza e della decenza. Valori che per decenni hanno rappresentato Fred Rogers (Tom Hanks), personalità televisiva americana veramente poco conosciuta all’estero e protagonista di una serie di programmi per l’infanzia che hanno formato generazioni di americani davanti il piccolo schermo.

A differenza del ben più sfacciato Copia originale, Un amico straordinario è apprezzabile purché si accetti di visionarlo e analizzarlo come un vero e proprio atto di fede da parte dello spettatore: possono veramente esistere valori come la gentilezza, l’empatia e la decenza in un solo uomo? Possono questi valori essere praticati nella vita adulta di tutti i giorni? I dubbi atavici dello spettatore sono gli stessi del giornalista LLoyd Vogel (il Matthew Rhys della serie The Americans), la cui storia personale di conflitto con il padre donnaiolo e morente (il premio Oscar Chris Cooper) si interseca con le interviste e gli incontri rivelatori con Rogers.
Il film si trasforma quindi non soltanto in un inno rispettoso ed emotivo a tali valori di vita praticabili nel concreto, ma funziona meglio quando diventa una lunga seduta psicologica per il giornalista Vogel, che grazie al rapporto professionale ravvicinato con Mr.Rogers e il suo “metodo” verrà a pace anche con i disastri della sua stessa vita. Basta crederci veramente, in fondo è solo un atto di fede.

VOTO: 6,5/10