Una vita spericolata – La recensione della commedia con Lorenzo Richelmy e Matilda De Angelis

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Di Massimo Vozza

“Ho fatto una commedia
generazionale, poi una punk, una con risvolti politici e due romantiche. Ora è
il momento per me di pensare un tipo di commedia il qualche modo nuovo.”:
queste sono alcune delle parole del regista Marco Ponti sul suo ultimo film Una vita spericolata. La volontà di rinnovarsi, di portare un
qualche tipo di cambiamento, non solo nella propria filmografia ma anche nella
commedia italiana in generale, sono evidenti non solo nelle parole ma anche nel
film stesso; però, per cambiare sul serio e farlo al meglio, bisogna anche
avere buone capacità e il coraggio di rischiare, cose che, purtroppo, in questo
caso vengono a mancare.



Rossi (Lorenzo Richelmy) e BB (Eugenio
Franceschini
), migliori amici del nord italiana alla soglia dei trent’anni,
passano i loro giorni senza prospettive per il futuro; quando una richiesta di
prestito in banca da parte di Rossi si trasforma in una rapina a mano armata
che coinvolge non solo l’amico ma anche Soledad (Matilda De Angelis), giovane diva dimenticata e finto ostaggio del
duo, le vite dei protagonisti finiranno per cambiare radicalmente, divenendo
spericolate.
La sceneggiatura originale
del film non riesce nella difficile (e poche volte tentata nel nostro cinema)
impresa di tenere insieme il problema sociale di fondo (una gioventù allo
sbando, priva di speranze) con il lato comico e adrenalinico della vicenda, con
il risultato di sembra più un’accozzaglia di diverse elementi che un amalgama
coerente. I momenti comici stessi risultano forzati, messi lì apposta per far
ridere senza riuscirci davvero proprio perché palesemente costruiti: siamo ben
lontani dalle commedie nere dei fratelli Coen a cui Ponti palesemente si è
ispirato. Inoltre la narrazione nel suo insieme presenta dei buchi nella trama
non indifferenti; certo, il nonsenso è parte di questo film, ma non si preme
mai abbastanza l’acceleratore per giustificare alcuni passaggi raffazzonati e
delle scelte infelici.


La scrittura fa risentire
anche il lavoro attoriale, soprattutto per quel che riguarda il personaggio di
Soledad, inserito come critica alla società di oggi dove i “15 minuti di
popolarità” di Warhol ne fanno da padrone; i personaggi principali risultano quindi
solo abbozzati mentre i secondari, cattivi in primis, si riducono a delle
semplici macchiette.
La regia fa il suo lavoro,
senza infamia e senza lode, nelle scene più statiche mentre non riesce a tenere
il passo nelle scene più adrenaliniche degli inseguimenti, complice anche un
montaggio confusionario più che dinamico e una colonna sonora troppo
ingombrante per buona parte del film.
Se con il film d’esordio (Santa Maradona) Ponti era
riuscito a parlare a una generazione, la sua, con Una vita spericolata, invece,
si perde nei meandri di un on the road che, viene da chiedersi, forse non sa a
chi, di cosa sta parlando e, quel che peggio, qual è il modo nel quale lo avrebbe
dovuto fare.


VOTO: 5/10



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