Venezia 76: Le verità – La recensione del film di apertura diretto da Hirokazu Kore’eda

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Di Simone Fabriziani

Fabienne è una diva del cinema francese che è circondata da uomini che la amano e la ammirano, dall’ex marito al suo agente. Quando pubblica le sue memorie, la figlia Lumir (trasferitasi negli Stati Uniti per scappare dall’opprimente madre) torna in Francia con la sua famiglia. L’incontro tra le due donne è destinato a trasformarsi presto in scontro: emergeranno verità mai raccontate, si sistemeranno conti lasciati in sospeso e si confesseranno amore e risentimenti. Film di apertura della 76° Mostra d’Arte Cinematografica di Venezia e nelle sale italiane a partire dal 3 ottobre con Bim Distribuzione.


Le verità è l’esordio in lingua straniera del premiatissimo regista giapponese Hirokazu Kore-eda, già acclamata Palma d’Oro nel 2018 per Un affare di famiglia; e, di nuovo, è di famiglia che l’autore asiatico parla con veemenza e compostezza nella visione cinematografica in lingua francese, una famiglia che nella sua concezione narrativa si pone già come emblema di un certo meta-discorso che proprio con il mondo del cinema ha a che fare: il peso dell’eredità e della carriera di una diva del grande schermo francese che proprio non vuole ammettere a sé stessa che il tempo passa anche per lei Una testardaggine ed una meschinità quella messa in scena da personaggio matriarcale di Fabienne (un’auto-ironica Catherine Deneuve) che funge da contraltare alla famiglia che la circonda, a partire dal ritorno a casa della figlia Lumir, sceneggiatrice in espatrio a New York (Juliette Binoche) assieme alla figlioletta e al marito, attore di scialbe serie televisive americane (Ethan Hawke). Tutti e tre hanno fatto della finzione e della costruzione di “verità alternative” loro vita; perché, come viene detto nel film, la verità, anche se sbandierata in occasione della pubblicazione di una memoria letteraria, non interessa a nessuno, è noiosa.


Proprio in questo gioco meta-cinematografico, dove la menzogna del grande schermo si mescola continuamente al naturalismo della macchina da presa di Kore-eda nel raccontare le dinamiche di una famiglia che si riunisce per celebrare i traguardi della matriarca, che Le Verità si discosta dal discorso familiale già affrontato nelle sue pellicole passate dal cineasta asiatico. Un gioco narrativo che nasce come agiografia fittizia della vita e della carriera della diva per antonomasia del cinema francese Catherine Deneuve e finisce però per diventare un’analisi sui rapporti madre-figlia e sul sottile confine tra le verità e le menzogne che sappiamo raccontare a noi stessi e agli altri, tra rimpianti, amori e risentimenti del passato.

Un lieto fine che si staglia dietro l’angolo, che alla fine inscrive Le Verità ancora una volta perfettamente incastonato nella filmografia “famigliare” di Hirokazu Kore-eda, ma che proprio se ne discosta grazie ad un sotto-testo meta-cinematografico che sa ripensare e riflettere, anche con ironia, sulle costruzioni de fiction del mondo del piccolo e del grande schermo da chi quel mondo lo ha reso grande in Francia, ieri e oggi.

VOTO: 7/10