Venezia 76: Saturday Fiction – La recensione del film di Ye Lou

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Di Massimo Vozza

A Venezia 76 è servito l’arrivo del nuovo film del regista cinese Ye Lou, tratto da La donna vestita
di rugiada della scrittrice Hong Ying, per portare finalmente un po’ di tensione ben costruita e della
violenza non gratuita. Saturday Fiction (Lan Xin Da Ju Yuan) è sì oggettivamente una proposta dal
sapore retrò ma che qui non può non apparirci anche come una boccata di aria fresca in confronto
agli altri titoli di questa annata della Mostra. 

1941: sin dall’occupazione giapponese, la Cina è terreno di una guerra di intelligence tra gli Alleati
e le potenze dell’Asse. La celebre attrice Jean Yu ritorna a Shanghai, apparentemente per recitare
nell’opera teatrale Saturday Fiction, diretta dal suo ex amante. Ma il vero scopo non è mai del tutto
chiaro, sia per gli altri personaggi ovviamente che in fondo per lo spettatore, il quale non può non
chiedersi fino all’epilogo quale sia il vero scopo della donna (liberare l’ex marito, carpire
informazioni segrete, lavorare per il padre adottivo, fuggire dalla guerra con il suo amato). Non è
un caso che la finzione citata anche nel titolo sia il tema centrale dell’intera opera ed è evidente sin
da quando si passa senza discontinuità dalla messa in scena teatrale alla vita reale interna al film,
spiazzando così anche l’osservatore più attento. 

Nel proseguire della narrazione inoltre la fitta rete
di informazioni, seppur rallenti eccessivamente la parte centrale, alza la posta in gioco facendo
porre più domande piuttosto che dando risposte, per arrivare poi con l’esplodere nell’ultima
mezz’ora abbondante, ossia il sabato della lunga prima settimana di dicembre durante la quale si
svolge il racconto. Volutamente nel corso dei 126 minuti diventa sempre più difficile distinguere gli
amici dai nemici, nonché le diverse fazioni, e perciò è richiesta un’attenzione ancora maggiore ma
penso ne valga tutto sommato la pena, in primis in virtù del suo lungo ed eccitante terzo atto e
della messa in scena curata al punto da rendere difficile un posizionamento temporale del film al
primo acchito. 
Ostico nel suo percorso, soddisfacente una volta riaccese le luci della sala, Saturday Fiction è
inoltre interpretato da l’attrice cinese più famosa al mondo, la senza tempo Gong Li nel ruolo di
una protagonista che tiene alto il film anche nei suoi momenti meno riusciti e più prolissi,
coadiuvata da un buon cast che include anche il Jaqen H’ghar di Game of Thrones (Tom
Wlaschiha). Ye Lou gira la sua opera interamente in bianco e nero e con la camera a mano,
creando un gradevole contrasto con la (non) realtà della messa in scena che costella l’intero film,
sia essa sul palco del Teatro Lyceum che nei sotterranei del Cathay Hotel, fino a ricollegarsi con la
Storia (quella con la maiuscola) che terribilmente ha cambiato non solo l’“isola solitaria” di
Shanghai ma il corso mondiale degli eventi. 

VOTO: 7/10


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