Venezia 76: The Painted Bird – La recensione dello sconvolgente e violento film di Václav Marhoul

Seguici anche su:
Pin Share

Di Daniele Ambrosini

The Painted Bird è sicuramente il film più discusso e controverso della settantaseiesima edizione della Mostra d’Arte Cinematografica di Venezia, la radicale opera del regista croato Václav Marhoul, tratta dall’omonimo romanzo di Jerzy Kosinski, è un violentissimo racconto di formazione che non fa sconti a niente e nessuno e per il quale non esistono le vie di mezzo, o lo si ama o lo si odia. Ma, checché se ne pensi, The Painted Bird è un film coraggioso che mette lo spettatore al centro dell’esperienza cinematografica, un film davanti al quale è del tutto impossibile restare indifferenti, e non è mica poco.

Il film si apre nel segno della violenza, infatti la prima scena mostra un ragazzo – che per gran parte del film resta innominato, e non a caso – scappare da un gruppo di suoi coetanei che l’hanno preso di mira (non sappiamo ancora perché) e quando lo raggiungono non solo lo picchiano, ma danno fuoco al suo furetto. Scopriamo poi che il ragazzo vive con una donna anziana da qualche parte nei boschi di un paese est europeo non meglio identificato. Quando la donna, improvvisamente, muore e la sua casa brucia, il ragazzo è costretto a vagare in cerca di un nuovo riparo e qui inizia la sua epopea che lo porterà ad essere venduto come schiavo ad una guaritrice locale, ad essere adottato da un uomo violento, da un ubriacone, da una ninfomane e da un pedofilo, a subire e ad assistere ad ogni tipo di atrocità e di violenza immaginabile. Insomma, è un bel pugno nello stomaco, inutile girarci intorno. 
Sebbene il film non abbia delle coordinate geografiche precise, ne ha di temporali, ma ci mette un po’ a rivelarle. Solamente quando il ragazzo viene venduto da un villaggio ai nazisti, capiamo che stiamo assistendo ad un dramma storico sulla Seconda Guerra Mondiale. Ma soprattutto capiamo il reale intento dell’intera operazione. The Painted Bird è, infatti, un film sulla violenza, o meglio, è un racconto metaforico costruito per iperbole sui meccanismi e sul valore sociale e politico della violenza. 
Nel corso del film, al ragazzo vengono impartite due diverse lezioni, la prima, “un uomo con le scarpe sporche è un mezzo uomo“, la dimentica molto presto, mentre la seconda, “Occhio per occhio, dente per dente“, lo forgia. The Painted Bird ha un protagonista per lo più passivo, scelta che aumenta l’efficacia dell’intera operazione poiché in questo modo tutto passa attraverso gli occhi di un bambino innocente che diventa spettatore dell’orrore del mondo che lo logora e lo cambia profondamente, una terribile esperienza alla volta. Così quando arriva il momento di agire, di perdere quella passività caratterizzante,  quel “dente per dente” inizia a risuonare nella sua testa, in quanto è l’unico modello di comportamento che gli è stato fornito nel corso di quello che è stato, a tutti gli effetti, il suo percorso di formazione. 

Nella scena che dà il titolo al film, vediamo uno dei vari “tutori” del ragazzo dipingere un uccello con della vernice bianca per poi liberarlo al passaggio di uno stormo di suoi simili. Questi, non riconoscendolo come uno della loro specie e credendolo un intruso, lo attaccano e lo uccidono. Il corpo del povero uccello cade ai piedi del ragazzo. In questa scena c’è tutto il film, c’è il discorso sulla diversità che poi porterà avanti attraverso la sottotrama legata al secondo conflitto mondiale, ma soprattutto c’è l’assunto fondamentale della pellicola, ovvero quello che il linguaggio della violenza è un linguaggio naturale e universale. 
Nonostante tutte le atrocità che sono rappresentate in The Painted Bird, bisogna riconoscere al film di non essere violento per il semplice gusto di esserlo, di non essere eccessivo semplicemente per creare uno scandalo fine a sé stesso, anzi, il film di Václav Marhoul non solo porta avanti una riflessione intelligente sul ruolo che tutto ciò che mostra ha all’interno della formazione e della crescita del singolo individuo e della società, ma per di più nel farlo non è mai indulgente, come invece si potrebbe pensare. The Painted Bird, infatti, è sicuramente un’opera molto cattiva, sporca, brutta a livello concettuale, ma che si muove su un territorio completamente diverso a livello di messa in scena. Marhoul, la cui regia elegante ha in Andrej Tarkovskij il suo punto di riferimento più evidente, costruisce un film bello a vedersi, che ha la giusta dose di “pudore” nella rappresentazione delle scene più provocatorie e concettualmente forti. Il regista usa l’immagine in maniera molto ragionata, decidendo con cura cosa mostrare e cosa omettere, quando assecondare gli eccessi della storia e quando controbilanciare. In questo modo, il suo film della durata di circa tre ore, pur reiterando sempre gli stessi concetti ed accumulando esagerazione su esagerazione, riesce a non diventare mai banale o noioso.
Che piaccia o meno, The Painted Bird è indubbiamente un’esperienza unica e affascinante, per quanto repulsiva e complessa, un film estremamente stimolante perché spinge a riflettere non solo sui suoi contenuti ma anche sulla forma adottata per veicolarli, un film che sfida costantemente lo spettatore e la sua concezione del linguaggio cinematografico in toto. E scusate se è poco. 

VOTO: 8/10


Pubblicato

in

da