Venezia 78: Antonio Banderas e Penelope Cruz sono esilaranti in ‘Official Competition’

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 Di Daniele Ambrosini

Nonostante Penelope Cruz e Antonio Banderas siano due dei nomi più blasonati del cinema iberico, oltre ad essere star a livello mondiale, e nonostante entrambi abbiano preso parte a molti film di Pedro Almodovar e siano stati loro a consegnargli il suo primo Oscar, i due interpreti in rivalità fino ad ora hanno condiviso pochissimo tempo sullo schermo, e mai sono stati co-protagonisti di una pellicola. Official Competition ci regala questa prima volta della coppia, qui affiancata dal protagonista del film precedente di Mariano Cohn  Gaston Duprat, Oscar Martinez

In quello che è probabilmente il film più divertente del concorso veneziano un miliardario decide di investire in un film che renda il suo nome famoso per l’eternità, e lo affida ad una delle più importanti registe internazionali, Lola Cuevas, che ha la geniale idea di chiamare per i ruoli principali Felix Rivero, un attore di fama mondiale che non disdegna la partecipazione a film commerciali e ad alto budget, e Ivan Torres, un attore vecchia scuola, estremamente rispettato nell’ambiente, che ha preferito insegnare piuttosto che inseguire il denaro. I due entreranno presto in conflitto. 

L’arte è competizione, ci dicono i due registi. La pratica di far concorrere i film tra di loro è ormai ampiamente radicata nella mente di spettatori ed addetti ai lavori, che ritrovare questo film in concorso a Venezia ha quasi un qualcosa di ironico. Ma questa non è una colpa da attribuire direttamente all’industria quanto alle persone che l’arte la fanno. I due attori interpretati da Banderas e Martinez rappresentano due mondi agli opposti, due modi di vedere il cinema, la vita, l’arte che tenteranno di prevalere l’uno sull’altro. C’è il cinema e ci sono le persone, su questo binarismo si muove il tema principale del film, la competizione. 

Interamente centrato sul periodo di preparazione alle riprese, Competencia Oficial è una commedia dolce-amara con un twist finale, che porta avanti un discorso meta-cinematografico molto interessante, in grado di criticare tutte le bandiere ideologiche del settore. Non siamo più nel territorio nerissimo de Il cittadino illustre, ma la lucidità della scrittura è rimasta invariata. 

VOTO: 8/10


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