Weapons

Weapons, la recensione

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Una campagna marketing misteriosa e virale ha reso il secondo lungometaggio dietro la macchina da presa del promettente Zach Cregger uno degli horror più attesi del 2025. Stiamo parlando di Weapons, finalmente in arrivo nelle nostre sale a partire da mercoledì 6 agosto.

Ma di cosa parla il nuovo horror del regista dell’ottimo Barbarian? In una piccola cittadina della provincia statunitense, una notte avviene un fatto enigmatico che sconvolge l’intera comunità, ma colpisce particolarmente la professoressa Justine Gandy: tutti gli alunni della sua classe tranne uno, infatti, scompaiono misteriosamente nel nulla. Per ritrovarli, gli adulti della città saranno costretti ad affrontare un orrore inimmaginabile.

Julia Garner e Josh Brolin in una scena del film – fonte: Warner Bros. Pictures

Così inizia il secondo progetto cinematografico dietro la macchina da presa di Zach Cregger, che nel 2022 si era fatto notare (ed apprezzare) dai cultori del cinema di genere con l’imperfetto ma inquietante Barbarian con Bill Skarsgard. A tre anni di distanza ci riprova con un nuovo lungometraggio a budget più ampio e con alle spalle un major di grosso taglio, la Warner Bros. Pictures. E nasce così Weapons, modello strabordante ed altrettanto imperfetto di cinema horror, che nella contemporaneità rappresenta un unicum produttivo ed artistico difficile da ignorare.

Josh Brolin in un momento del film – fonte: Warner Bros. Pictures

Un unicum perché la nuova pellicola di Cregger si permette il lusso di sfidare ogni aspettativa degli spettarori odierni, non di certo rivoluzionando il genere horror da cui vuole attingere, ma capovolgendone struttura narrativa, toni, linguaggi e contenuti sia allegorici che metaforici. Per molti risulterà un calderone mal gestito di ambizioni e messaggi sull’incomunicabilità tra nuove e vecchie generazioni di genitori e figli, altri ne ritroveranno invettive al venir meno del senso di comunità socio-culturale di un’America di provincia ormai del tutto estintasi. La realtà è che Weapons è tutto questo e molto, molto di più.

Un inquietante momento dal film – fonte: Warner Bros. Pictures

Scomodando la leggenda tedesca del pifferaio di Hamelin, il trauma collettivo della scomparsa affrontato da David Lynch nella serie Twin Peaks e la struttura dell’hyperlink movie portato in auge da autori corali quali Robert Altman e Paul Thomas Anderson (ogni riferimento a Magnolia dell’ultimo autore è deliberatamente palesata da Cregger), Weapons è esempio di cinema horror autoriale incasonato all’interno di un sistema produttivo e distributivo a larga scala.

Julia Garner in una scena di Weapons – fonte: Warner Bros. Pictures

Laddove Warner Bros. avrebbe potuto generare ingerenze artistiche sull’audace prodotto finale, invece il secondo tentativo dietro la macchina da presa di Cregger si prende la briga di essere cinema magari non rivoluzionario, eppure non scontato nelle ambizioni e nella sua affascinante e misteriosa imperfezione. Non tutto torna in Weapons, a tratti la scrittura del film appare approssimativa e (volutamente?) grossolana, eppure il film con Julia Garner e Josh Brolin ammalia e attrae a sé, elemento sufficiente a renderlo un esempio di cinema di genere di cui se ne parlerà ancora per molti anni a venire, probabilmente.

Weapons arriva nelle sale italiane a partire da mercoledì 6 agosto con Warner Bros. Pictures.

VOTO: 3,5/5


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