Yesterday – La recensione del film di Danny Boyle

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Di Gabriele La Spina

Reduce da un terribile incidente, con due denti caduti, Jack incontra i suoi amici più cari, e la dolce Ellie, che gli regala una chitarra, a sostituire quella andata distrutta durante l’impatto; è così che Jack esclama “una grande chitarra necessita una grande canzone” e intona “Yesterday”, scaturendo un accenno di lacrime nel volto di Ellie, che chiede di quale canzone si tratti; con lo stupore di Jack nessuno di loro conosce i Beatles.

Una sorta di millennium bug ha portato Jack Malick (interpretato da Himesh Patel), cantautore inglese squattrinato, in una realtà dove i Beatles non esistono, insieme ad altri feticci, dalla Coca Cola alle semplici sigarette per intenderci. Così decide di costruire una carriera improntata su ciò che i Beatles hanno prodotto, rubando ogni geniale intuizione del gruppo di Liverpool; e affermandosi come il Mozart dei nostri tempi. Un genio; che nelle prime fasi, in una critica non troppo velata sulla scarsa attenzione che la società riesce a dare ai nuovi talenti, risulta quasi ignorato. Eppure brani come “The Long and Winding Road” o “Let It Be” non possono risultare a lungo ignorati, e Jack attira l’attenzione dell’agente di Ed Sheeran, che appare nel ruolo di sé stesso; il successo è una strada in discesa, con non poche rinunce, come l’amore (mai espresso) della sua vita, Ellie (Lily James), e alla fine i nodi vengono al pettine.


Ciò che Jack Burth e Richard Curtis, sceneggiatori e autori della storia di Yesterday, ci propongono, è un racconto che ricorda un filone di produzioni anni ’80 e ’90, come Big di Penny Marshall, che ponevano la semplice domanda “E se?”; forse vicino alla serie The Twilight Zone, o come esempio recente Black Mirror. Il racconto di Burth e Curtis difficilmente si eleva dal suo concetto di base, il proponimento di brani dei Beatles, che sempre riescono a strappare un brivido dallo spettatore, risulta alla lunga ridondante. Un punto di forza della sceneggiatura rimane tuttavia il sottile umorismo dei personaggi, avvolti da un’aura cinica, una ridiculousness inconscia, che regala diversi momenti di leggerezza volendo stemperare i toni del profilo del personaggio di Jack, combattuto, frustrato, nel constatare la sua mancanza di talento, e un successo arrivato solo grazie al furto dell’identità artistica dei suoi miti, i Beatles.
La regia viene affidata a Danny Boyle, regista di sequenze adrenaliniche, e in qualche modo da sempre fotografo della cultura pop e dei massmedia; eppure la sua cifra stilistica, quella di Trainspotting, magari maggiormente inscatolata poi nei lavori più recenti, da 127 ore a Steve Jobs, è del tutto edulcorata e impersonale. Qualche sequenza astratta, dove vediamo Jack in una stanza attorniato da grandi schermi che raffigurano video sui social di coloro che amano il suo lavoro, scritte che invadono lo spazio stesso degli interpreti, o espansioni di emoji sul grande schermo; non giustificano una regia fin troppo pigra e impersonale, e che con una tematica e soprattutto con una colonna sonora del genere, avrebbe potuto esprimere più creatività.
Yesterday diverte in più momenti, conquista nei suoi frangenti musicali, con la giusta dose di leggerezza; ma non riesce a superare quello step necessario per divenire un’opera completa. Alla lunga abbiamo a che fare con una bozza di idee e critiche sui nostri tempi, dove non ci si ferma abbastanza ad ascoltare, dove la bramosia di fama e denaro supera quasi sempre la necessità di affetto precludendo la possibilità di un amore, forse, elemento predominante di ognuna delle nostre vite.
VOTO: 6.5/10


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