21 marzo 2016

Grindhouse: il cinema è un gioco

  Di Daniele Ambrosini

Quentin Tarantino e Robert Rodriguez sono amici di lunga data ed hanno in comune un percorso di formazione cinematografica basata in parte su un cinema lontano dalle logiche hollywoodiane, esterno allo star system  e senza molte pretese qualitative, un cinema che molti definirebbero solo di passaggio ma che per loro è stato importante ed i cui echi si sentono ancora nelle opere di entrambi. È il cosiddetto cinema di serie B.
Questi film erano prodotti low budget, spesso di scarsa qualità, che riutilizzavano set e costumi di altre produzioni e che venivano girati, montati e distribuiti in brevissimo tempo e talvolta venivano proiettati in coppia. Soluzione, questa della doppia proiezione, che permetteva allo spettatore di spendere meno e mirava a portare al cinema un pubblico maggiore, perciò la durata era ridotta rispetto a quella di un film del circuito principale. Altri elementi di richiamo per il pubblico erano i temi tabù che i “film di serie A” non potevano trattare, quindi ampio spazio era dato alla violenza e al sesso. Inoltre le trame potevano seguire un filone e degli schemi ricorrenti, quasi nessuno di questi film brillava per originalità, e la velocità di realizzazione ed il budget basso, a volte quasi inesistente, comportavano numerosi problemi tecnici. Le sale che proiettavano questi film erano le cosiddette grindhouse, luogo di riferimento per i film d’exploitation, che venivano chiamati grindhouse a loro volta. Le grindhouse sono un fenomeno circoscritto agli anni ’70 che è andato via via scemando fino a giungere alla totale scomparsa di queste sale intorno alla metà degli anni ’90 ed in seguito anche alla fine di un genere. 

Due amici che, cresciuti e superato il periodo delle grindhouse, hanno avuto carriere molto diverse: Tarantino si è imposto all'attenzione del grande pubblico negli anni ’90 prima con la sua opera di debutto Le Iene e poi con il successivo Pulp Fiction ricompensato con ampi guadagni al box office e che lo portò a vincere la Palma d’Oro a Cannes ed un Oscar, iniziata la sua ascesa Tarantino non si è più fermato ottenendo sempre ottimi riscontri di pubblico e critica; Rodriguez invece è sempre rimasto sul cinema di genere (anche se ha realizzato qualche film per famiglie) e non è mai andato incontro ai gusti del grande pubblico se non con la sua prima incursione a Sin City, ad oggi forse il suo film migliore, ma si è creato una solida fanbase. I due avevano già lavorato insieme nel 1996 in Dal Tramonto All’Alba, film basato su una sceneggiatura che Tarantino aveva scritto ai tempi del liceo, diretto da Rodriguez ed interpretato, tra gli altri, dallo stesso Tarantino; inoltre nel 2004 Rodriguez ha composto alcune musiche per Kill Bill e Tarantino l’ha ricambiato dirigendo una scena di Sin City. Nel 2006 decidono di realizzare il doppio film ispirato a quel bistrattato cinema che avevano amato in gioventù ed il risultato è Grindhouse diviso nei segmenti Death Proof e Planet Terror.
Sebbene attingano a piene mani dal cinema delle grindhouse lo scopo non è realizzare un film come quelli di allora ma riprendere i temi, le storie e l’impostazione visiva per creare qualcosa di nuovo. La cosa davvero interessante in un’operazione come questa è che il cinema stesso assume un ruolo diverso, non è più solo lo strumento per narrare una storia o il mezzo per rievocare un’atmosfera, almeno non solo, ma principalmente è un gioco, un turbolento, costoso e coloratissimo gioco. E come tale va preso.
Là dove certe cose sarebbero potute sembrare divertenti per quanto ridicole, per errori di montaggio, per buchi di sceneggiatura qui sono riprodotte consapevolmente per creare lo stesso effetto, sono presenti gli inconvenienti tecnici come i rulli mancanti, la pellicola che si inceppa o semplicemente graffiata, repentini cambi cromatici, perché questo film scherza molto su quelli che erano i limiti del genere e lo fa con un po' di nostalgia. 
Insomma, se si è disposti a stare al gioco Grindhouse è un'esperienza cinematografica unica nel suo genere che merita di essere vissuta, con i suoi limiti e le sue particolarità.
Death proof – A prova di morte (2007)
Il segmento scritto e diretto da Quentin Tarantino è sicuramente atipico all’interno della sua filmografia e non riprende direttamente lo stile grindhouse ma parte dal genere carsploitation per creare un film in stile Tarantino, sono presenti molti elementi caratteristici del suo cinema dai lunghi dialoghi tra i personaggi, che in un film di serie B non sarebbero stati neanche immaginabili, ai piani sequenza, in death proof è presente un piano sequenza di quasi otto minuti. Molto interessante è la narrazione perché il film è nettamente diviso in due avendo due gruppi di protagonisti e per entrambi c’è una parte di presentazione ed una dedicata all’azione, sul finale del segmento. Non si tratta del miglior film di Tarantino ma è comunque un esperimento degno di nota.

Planet Terror (2007)
Il segmento scritto, diretto, fotografato, musicato e montato da Robert Rodriguez è davvero molto interessante perché ripercorre un filone che pochi anni più tardi sarebbe tornato molto di moda, quello degli zombie. Certo, Rodriguez con il cinema trash si è sempre trovato a suo agio ed ha sempre trovato il modo di ironizzarci, ma questo film segue perfettamente lo stile grindhouse, se Tarantino reinterpreta Rodriguez non si inventa niente e segue gli schemi prestabiliti ironizzandoci sopra. Tra horror e commedia nera, a tratti nerissima, il segmento è scorrevole dall’inizio alla fine, è un capolavoro di cinema trash moderno con alcune scene cult destinate a restare per sempre nella memoria dello spettatore. Piccola ma sostanziale differenza tra questo film e quello di Tarantino è il supporto di ripresa: Rodriguez predilige il digitale mentre Tarantino è un difensore della pellicola e questo conferisce ai due segmenti del film un effetto cromatico molto diverso. In Planet Terror tornano Rose McGowan, Marley Shelton, Michael Parks e Quentin Tarantino che erano già comparsi in Death Proof.

Fake Trailers
A dividere i due segmenti ci sono 5 falsi trailer, dal gusto retrò e altamente splatter i cui titoli già dicono molto. Werewolf woman of the SS di Rob Zombie è il più interessante perché riprende il sottogenere nazisploitation e vi prende parte anche Nicolas Cage nel ruolo di Fu Manchu che grida "This is my temple!". Dirigono un trailer anche Eli Roth ed Edgar Wright mentre gli spezzoni diretti dallo stesso Rodriguez e da Jason Eisener sono diventati a loro volta dei lungometraggi: Machete e Hobo with a shotgun.

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