03 lug 2016

Celebrate Pride - I migliori film LGBT di sempre

Di Gabriele La Spina

Un tempo considerati dalla tematica "scottante" ma poi con gli anni fino ad oggi affermati in un genere vero e proprio del cinema, i film LGBT trattanti argomenti come l'omosessualità e la transessualità, maschile e femminile, sono banchi di prova per la dimostrazione da parte di un attore di sapersi cimentare in storie delicate, che necessitano una profonda introspezione e ricerca della psicologia del personaggio, aspetto che nel caso venga trascurato nella sceneggiatura, può compromettere l'intera riuscita della pellicola.

Se agli inizi nelle produzioni hollywoodiane il tema dell'omosessualità e i personaggi gay erano solo in secondo piano, spesso celati nella trama della pellicola, con il passare del tempo hanno avuto un ruolo di primo piano, affermando un genere vero e proprio, forse tra i più interessanti del panorama cinematografico. Ritratti intimisti o vite vissute al limite, personaggi eccentrici o tormentati, il cinema LGBT ci ha regalato alcuni dei caratteri più interessanti degli ultimi anni, e sempre ottime performance. Le pellicole di genere queer non sono però soltanto la finestra su una realtà sociale parallela, ma anche la dimostrazione tangibile che l'amore non ha alcun tipo di confine.

Lo scorso anno abbiamo visto nelle sale diverse pellicole sull'argomento, alcune di loro approdate anche agli Oscar: The Danish Girl, adattamento del romanzo di David Ebershoff, ispirato alla storia del primo transessuale mai esistito, nomination all'Oscar per Eddie Redmayne e vittoria della statuetta della miglior attrice non protagonista all'intensa Alicia Vikander; il delicatissimo Carol di Todd Haynes, amore clandestino tra due donne nella New York degli anni '50, nominate all'Oscar Cate Blanchett e Rooney Mara, quest'ultima vincitrice come miglior attrice anche al Festival di Cannes 2015, dove il film è stato applaudito; ma non dimentichiamo nemmeno lo spazio che la comunità LGBT ha avuto sul piccolo schermo con memorabili serie televisive come Orange is the New Black e Transparent. Ma quali sono i migliori film a tematica LGBT che abbiamo visto al cinema nel corso degli anni? Elencarli tutti forse sarebbe quasi impossibile, vi proponiamo quindi una selezione dei film, ma soprattutto dei personaggi, rimasti più impressi nella nostra memoria.


La mala educación (2004)
dir. Pedro Almodóvar
Inevitabile aprire questa selezione parlando del grande maestro del cinema spagnolo, Pedro Almodóvar, che più e più volte come ben pochi altri registi e sceneggiatori, ha saputo trattare la tematica LGBT nelle sue numerose sfumature. I personaggi gay sono stati quasi sempre una costante nei suoi film, spesso contraddistinti da tinte noir e tragicomiche. Tra i suoi titoli più memorabili ricordiamo Parla con lei, Tutto su mia madre, Carne tremula, ma resta tra i nostri titoli preferiti, complice un'originale e ispirata sceneggiatura, La mala educación, di cui ricordiamo una magnetica sequenza che vede protagonista Gael García Bernal, qui nei panni di un giovane attore arrivista pronto a qualunque cosa pur di raggiungere il successo.


Transamerica (2005)
dir. Duncan Tucker
La redenzione e la rinascita sono i temi principali di un improbabile road movie che vede come protagonisti un transgender MtF, in attesa dell'operazione finale che consoliderà il suo sesso e un figlio di cui non conosceva l'esistenza. Felicity Huffman, la protagonista della serie televisiva Desparate Housewives, offre una performance sorprendente, delicata e incisiva, nominata all'Oscar senza la meritata vittoria. Si ride e si piange in un grande esempio di cinema indipendente americano, sempre più spesso perfetta casa per tematiche poco commerciabili e a volte scomode per il pubblico medio. In questa scena viene fotografato l'impatto emotivo che, in particolar modo in una famiglia conservatrice, può avere il cambiamento di sesso sulle persone che ci stanno accanto.


Hedwig - La diva con qualcosa in più (2001)
dir. John Cameron Mitchell
Prima di guadagnare la fama di regista estremo e controverso, Mitchell ha esordito con questa pellicola da lui scritta, diretta e interpretata. Un ritratto delirante del leader transgender di un gruppo rock negli anni '80. Ne risulta un'approfondita ricerca della crescita psicologica del personaggio, seguito sin dalla sua infanzia arrivando all'età adulta, interpretato abilmente da Mitchell, con un ritratto delicato quanto istrionico. Molteplici i momenti musicali che vedono Mitchell protagonista, all'inizio scintillante e volgendo alla fine sempre più consumato, ne ricordiamo l'esecuzione di "Origin of Love" brano originale composto per la pellicola.

La moglie del soldato (1992)
dir. Neil Jordan
Prima di essere conosciuto per il suo personaggio androgino in Stargate, Jaye Davidson sconvolse il pubblico interpretando l'ambiguo personaggio della moglie di un soldato ucciso da un gruppo di terroristi. Davidson ottiene una nomination all'Oscar per il suo ruolo, prima di scomparire nel dimenticatoio dopo qualche anno. La pellicola, dal titolo originale The Crying Game, rappresenta un esempio di abbattimento delle barriera e della nascita, in una situazione scomoda, di un amore per molti improbabile. Il personaggio di Dil, è sicuramente uno dei più ricordati nella filmografia di genere LGBT.

Belli e dannati (1991)
dir. Gus Van Sant
Una delle pellicole più memorabili di Van Sant, che negli ultimi anni ha perso un po' del suo smalto, vedeva come protagonisti due giovani attori sulla cresta dell'onda: Keanu Reeves e il compianto River Phoenix. Cronache di due tossicomani gay di Seattle, Belli e dannati (titolo originale My Own Private Idaho) è un film di culto degli anni '90, che rappresenta sia la voglia di ribellione e di emancipazione dei giovani di quell'epoca, sia il loro finire per essere inghiottiti e poi scartati da una società che si nutre della giovinezza, un mondo che riesce a distruggere ogni traccia di innocenza a colui che si tuffa in esso in modo spericolato. Memorabile la sequenza di apertura, estremamente simbolica della perdita dell'innocenza del protagonista.


La vita di Adele (2013)
dir. Abdellatif Kechiche
Pellicola acclamatissima al Festival di Cannes 2013, La vie d'Adèle traccia il percorso di scoperta e di affermazione della sessualità di una donna di giovane età, la ricerca del suo posto in una società sempre e comunque ostile anche oggi, e la scoperta di un grande amore, nella "ragazza dai capelli blue" interpretata da una sorprendente Léa Seydoux. Una pellicola che potrebbe essere definita un'epopea che celebra la vita, uno degli esempi più alti di cinema francese ma anche di cinema LGBT degli ultimi anni, delicato, coinvolgente e toccante quanto serve. Indimenticabile la performance della giovane protagonista Adèle Exarchopoulos che presta il nome anche al personaggio della storia.


Boys Don't Cry (1999)
dir. Kimberly Peirce
La triste favola urbana della transgender Brandon Teena, con un tragico finale, è diretta in modo unico dalla Peirce che firma anche una sceneggiatura delicata quanto cruda, basata su un fatto di cronaca realmente accaduto. Hilary Swank e Chloë Sevigny hanno un'usuale chimica e offrono le due migliori performance delle loro carriere, per cui vengono nominate agli Oscar, con la conseguente vittoria della Swank. Boys Don't Cry, che prende il suo titolo da una canzone dei The Cure contenuta nella colonna sonora, è una pellicola che colpisce nel segno.

Dallas Buyers Club (2013)
dir. Jean-Marc Vallée
Matthew McConaughey interpreta il ruolo del truffatore Ron Woodroof,, a cui viene diagnosticato l'Hiv, e che nel 1985 inventa un sistema illecito per fornire le medicine a tutti i malati di AIDS, in particolare quelli della comunità gay. Quella di McConaughey è una performance intensa con pochi eguali. Un ruolo che oltre a richiedere un dimagrimento considerevole, ha richiesto una grande introspezione per l'attore, interpretando un uomo dissoluto incurante di sé stesso che si ritrova a dover lottare per la propria vita sorreggendo su di sé la responsabilità di altri malati come lui. Incredibile è la chimica con l'attore Jared Leto, nei panni di un transgender, anche lui malato di AIDS, eccentrico e ironico, protagonista dei momenti più toccanti della pellicola. Una strana coppia che infrange le barriere del pregiudizio, e rappresenta senza dubbio una delle coppie più efficaci viste sul grande schermo negli ultimi anni. Entrambi premiati con due meritatissimi Oscar.
Contenuto nell'articolo I nostri premi Oscar preferiti di sempre.

Monster (2003)
dir. Patty Jenkins
Il personaggio realmente esistito di Aileen Wuornos rappresenta non solo uno dei casi più famosi d'America (si tratta in fatti di una delle prime donne condannate alla pena di morte), ma anche uno dei più angoscianti e sconvolgenti. Diretta da un esordiente Patty Jenkins, Charlize Theron dà vita al personaggio della Wuornos in modo del tutto stupefacente, supportata da un ottimo trucco, sottopone il suo stesso corpo a una trasformazione, ma quello che ne emerge prima di tutto è un'immersione psicologica senza eguali. Non c'è trucco che tenga quando l'attore, come nel suo caso, riesce a convincerti con la straordinaria profondità del suo sguardo, accostando a ciò una ricerca scrupolosa della mimica facciale e della gestualità. Al centro delle orribili vicende che hanno visto protagonista la Wuornos, a dimostrazione del suo lato più umano, viene raccontata la storia d'amore tra lei e una giovane ragazza interpretata da Christina Ricci.
Contenuto nell'articolo I nostri premi Oscar preferiti di sempre.


A Single Man (2009)
dir. Tom Ford
Nel 2009 lo stilista Tom Ford ha sorpreso il pubblico di tutto il mondo portando in sala la sua prima pellicola da regista e dimostrando uno stile unico, ben misurato e studiato, nel rappresentare la vita tormentata di un professore di Inglese nella California del 1962, caduto nell'oblio di depressione a causa della perdita del suo più grande amore, il suo compagno Jim, morto otto mesi prima i fatti narrati nella pellicola. Protagonista Colin Firth, che offre la migliore performance della sua carriera, nomination all'Oscar non trasformatasi in vittoria. Il film, tratto dal romanzo omonimo di Christopher Isherwood, permette a Tom Ford la vittoria del Queer Lion al Festival di Venezia del 2009, rappresenta uno dei ritratti più delicati e sofferti della filmografia LGBT degli ultimi anni.


Tomboy (2011)
dir. Céline Sciamma
La regista francese Céline Sciamma, firma la sceneggiatura oltre che la regia di questa pellicola dalla tematica estremamente delicata. Infatti Tomboy racconta di alcuni mesi estivi vissuti da una bambina di 10 anni, che inconsapevolmente si scopre transgender FtM. Tutto nasce quasi per gioco, fingersi un maschio e presentarsi ai suoi nuovi amici, in seguito al trasferimento da un'altra città, con il nome Michael. Inevitabilmente tutti i nodi verranno al pettine con il passare del tempo, ma toccherà ai familiari della protagonista accettarla per la sua vera identità sessuale. Un personaggio dalla grande vulnerabilità, che viene catturato nel suo meccanismo naturale di transizione, un istinto che non tutti possono comprendere. La giovane e splendida protagonista interpreta perfettamente l'androgino personaggio che le è stato affidato. Un film con un grande cuore, uno dei più dolci e sinceri del genere queer degli ultimi anni.


Tangerine (2015)
dir. Sean Baker
Un film che ha fatto molto parlare di sé lo scorso anno, dopo essere stato applaudito al Sundance Film Festival, sopratutto per le sue modalità di regia: infatti Tangerine è stato interamente girato con lo smartphone iPhone 5S. Modalità innovative di regia a parte, Baker racconta la storia della transgender Sin-Dee che con l'aiuto dell'amica Alexandra, indaga sul presunto tradimento del fidanzato, il tutto nel giorno della vigilia di Natale. Tangerine non è altro che la fotografia della realtà suburbana di Los Angeles, inquadrata dalla prospettiva di due reali transgender, alla loro prima esperienza recitativa.


The Hours (2002)
dir. Stephen Daldry
La straordinaria sceneggiatura di David Hare, sceneggiatore dalla lunga esperienza teatrale, per The Hours, tratta dal romanzo di Michael Cunningham, rappresenta sicuramente uno dei migliori adattamenti mai visti per il grande schermo. Il romanzo, edito in Italia con la traduzione Le ore, dal suo ha già una trama ben intricata: la vita della scrittrice bisessuale morta suicida Virginia Woolf, fa da filo conduttore a quelle di altre due donne vissute in due epoche diverse, mentre negli anni '20 vediamo la Woolf scrivere il romanzo della sua carriera, La signora Dalloway, negli anni '60 la vita di una donna viene fortemente influenzata dalla lettura di quel romanzo, e ai giorni nostri la vita di un'altra donna risulta del tutto simile alla protagonista Mrs. Dalloway. Tra vecchi amori, vite spezzate dall'AIDS, tormenti e ossessioni, assistiamo alle performance fuori dal comune di Meryl Streep, Julianne Moore e Nicole Kidman, quest'ultima premiata con l'Oscar.


I segreti Brokeback Mountain (2005)
dir. Ang Lee
Un film che nel suo anno fece molto scalpore, risulta ad oggi uno degli esempi più romantici di cinema queer. Con delicatezza Ang Lee incornicia l'amore clandestino tra due cowboy nel Wyoming del 1963. Una realtà estremamente retrograda che non farà altro che masticare per poi risputare questa relazione estremamente sofferta. Un amore quasi impossibile, che Ang Lee riesce a raccontare senza forzature, grazie anche ad un cast alle loro migliori performance: Heath Ledger e Jake Gyllenhaal, e le bravissime Michelle Williams e Anne Hathaway, nei panni delle rispettive mogli. In qualche modo la pellicola è diventata con gli anni l'emblema della comunità gay.


I ragazzi stanno bene (2010)
dir. Lisa Cholodenko
Un comedy drama delizioso quello della Cholodenko, che rappresenta la normale vita di una famiglia anticonvenzionale, quella di due donne lesbiche e dei loro due figli, avuti tramite inseminazione artificiale. Il loro equilibrio viene sconvolto dall'entrata in gioco del donatore, quello che teoricamente potrebbe essere definito il loro padre biologico. Una pellicola che indaga sulle convenzioni sociali, e potrebbe mettere in dubbio qualsiasi pensiero bigotto da parte dello spettatore. I due personaggi interpretati da Julianne Moore e Annette Bening, quest'ultima offre probabilmente la migliore performance della sua carriera dopo anni, sono due donne anticonformiste, che testimoniano la similitudine delle dinamiche di coppia in ogni tipologia di nucleo familiare, che sia di coppie etero o gay.


Carol (2015)
dir. Todd Haynes
Una delle pellicole più acclamate dello scorso anno, periodo che in qualche modo ha avuto come grande protagonista la comunità LGBT. Eppure l'elegante pellicola di Haynes racconta in modo del tutto nuovo e differente rispetto agli altri film, l'amore, anche qui clandestino considerato il periodo storico, tra due donne, nella New York degli anni '50. Cate Blanchett e Rooney Mara offrono due magnifiche performance, e vengono dirette con grande maestria da Haynes, che riesce a catturare gli scambi di sguardi, le sensazioni e le sofferenze dei due splendidi personaggi frutto della penna di Patricia Highsmith. Probabilmente il miglior film a tematiche queer dell'ultimo decennio.

Altre pellicole degne di nota: Before Stonewall (1984), Pariah (2011), Weekend (2011), Fucking Amal (1988), Beginners (2010),  Les amours imaginaires (2010), Due ragazze innamorate (1995), My Beautiful Laundrette (1985), Mulholland Drive (2001), Breakfast on Pluto (2005), Maurice (1987), My Summer of Love (2004), Der Kreis (2014), Patrik 1,5 (2008), A Wong Foo, grazie di tutto! Julie Newmar (1995), Mysterious Skin (2004), Bound - Torbido inganno (1996), Beautiful Thing (1995), Lo sconosciuto del lago (2013), The Danish Girl (2015), Pride (2014).

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