6 dicembre 2016

Una vita da gatto - La recensione

Di Dario Ghezzi

Tom Brand (Kevin Spacey) è uomo d'affari totalmente concentrato sul suo lavoro e sulla costruzione di un palazzo da record. Questo suo progetto lo ha distolto dalla sua famiglia ma anche in azienda c'è qualcuno pronto a fargli le scarpe. La sera del compleanno della figlia più piccola, l'uomo decide di regalarle un gatto andando contro le sue stesse reticenze e capendo come abbia fin troppo trascurato i suoi cari. Tuttavia, per un incidente, si ritrova a scambiare il corpo con quello dell'animale con esiti inaspettati.
Questa è la trama di Una Vita da Gatto, la pellicola di Barry Sonnefield che sarà nelle sale il 7 dicembre e che vede tra i protagonisti Kevin Spacey, Jennifer Garner e Christopher Walken

Un cast fin troppo stellare per un film che di originale ha poco e niente. Una trama scontata viene, in alcuni casi, smorzata da una comicità quasi forzata e da poche battute veramente esilaranti. Tuttavia, non è il plot il vero problema della pellicola ma una vera e propria trascuratezza del dettaglio. Infatti, il divario tra il gatto vero e proprio e quello ricostruito con la computer grafica in alcuni momenti topici del film è chiaramente riscontrabile e l'effetto sembra quasi un dèja vu di scene entrate nell'immaginario trash del pubblico con film come Natale in India e b-movie dove l'accuratezza sembra essere fortemente bandita.


Pessimo il doppiaggio nella versione italiana ma sicuramente l'unica nota positiva del film è la performance di Spacey e di un istrionico Christopher Walken che qui si ritrova ad avere a che fare, ironia della sorte, proprio con un gatto come in una delle pellicole per cui è maggiormente riconosciuto e cioè "Batman Returns" di Tim Burton.

Una Vita da Gatto è sicuramente un divertissement per famiglie annoiate durante la domenica pomeriggio, con i genitori che vogliono assolutamente trovare il modo di zittire i figli e decidono di piazzarli davanti a uno schermo cinematografico dove scorrono immagini non particolarmente difficili da capire o interpretare.

VOTO: 5/10


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