13 febbraio 2017

CULT: Gummo (1997) di Harmony Korine

Di Gabriele La Spina

Film emblema del cinema indipendente, Gummo è l'esordio alla regia di Harmony Korine, anche sceneggiatore della pellicola. Presentato nel 1997 al Festival di Venezia, il film divise nettamente la critica, sollevando non poche polemiche, ma Korine è in realtà un moderno Todd Browing, il cui obiettivo non è lo scandalo, bensì l'indagine. Definito da Werner Herzog: "La voce di una generazione."

Come fece William Shakespeare con il folletto Puck per la sua opera "Sogno di una notte di mezza estate", Korine utilizza le sembianze di un ragazzino con un cappello da coniglio per introdurre i suoi personaggi, e in seguito scandagliare le vicende dei vari episodi intrecciati in questa pellicola che mescola con maestria realtà, con l'ausilio dello stile del documentario riprendendo realmente la gente di strada, e finzione raccontando le incredibili storie interpretate dal cast di attori. È così che Korine illustra le vicende di una cittadina di Xenia, Ohio; lacerata dalla povertà in seguito al passaggio di un tornado. Seguiamo le vite di Tummler e Solomon, cacciatori di gatti, e di Dot e le sue sorelle, giovani ragazze alla scoperta della pubertà. Personaggi che sopravvivono nella ghettizzazione, nella società inebriata dalla cultura pop, dal culto del denaro e dall'ossessione per la sessualità.


Korine realizza un teatro weird da cui è impossibile non rimanere stregati poiché attoniti nello scoprire una sub cultura di una cerchia nascosta di emarginati sociali, sopravvissuti loro malgrado in un'apparente bolla di surrealismo, incredibile quanto vera. Performance spontanee di un cast scelto per completare l'idea di verismo, dove si riconosce una giovane Chloë Sevigny qui anche costumista per Korine. Un regista che ha fatto suo manifesto il racconto di personaggi outsider del nostro tempo. Iconica quanto paradossale, è la scena finale del bagno di Solomon: geniale e grottesca, simboleggia ancora una volta l'esistenza ai margini dei suoi protagonisti, in una realtà parallela in bilico tra bestialità e civilizzazione, innocenza e crudeltà.  

Sporco, crudo, ma contemporaneamente minimalista poiché asciutto e privo di sovrastrutture, Gummo è uno dei migliori esordi alla regia mai visti, che ha dato inizio all'inusuale percorso creativo di Harmony Korine, il cui recente lavoro, Spring Breakers (2012), è stato inserito dalla BBC tra i 100 migliori film del XXI secolo.



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