Elle – La recensione

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Di Edoardo Intonti

Inutile spendere ulteriori parole sul capolavoro dell’olandese Paul Verhoeven (Basic Instinc, Atto di Forza), che alla veneranda età di 78 anni decide di dilettarsi con la trasposizione del romanzo francese “Oh…” di Philippe Dijan. Inizialmente immaginato con un cast e un’ambientazione americana, grazie invece alla partecipazione dell’attrice Isabelle Huppert, si è deciso infine, fortunatamente, per un’ambientazione parigina, permettendo  al film di vincere sotto la categoria “miglior film straniero” diversi premi internazionali (uno fra tutti il Golden Globe).

La regia non pare avvertire l’avanzare dell’età di Verhoeven che, anzi, dimostra una crescita stilistica costante, proponendo un parallelismo  di  “buchi neri nella narrazione” tra le strategiche sequenze in nero dei ricordi dello stupro, e le  immagini di attualità e falsi spot pubblicitari di Robocop. Il film inoltre comprende al suo interno tutti gli elementi dei capolavori precedenti del regista, come la componente video ludica che si avvertiva nel già citato Robocop o in Starship Troopers  (che qui riappare nel lavoro di lei), e ovviamente la componente erotica/voyeuristica di Basic Instict e de L’uomo senza ombra.

Al centro del film c’è Michèle, donna in carriera, madre, e vittima che nel corso della pellicola scopriamo nella sua quotidianità, nelle sue fantasie e nei suoi incubi, compresi quelli che la perseguitano dall’infanzia. Il talento di Isabelle Hupper sostiene senza fatica i 130 minuti della durata della pellicola, mostrandoci le mille sfaccettature del carattere e della vita di Michèle, la cui quotidianità è scandita dal lavoro, incontri erotici clandestini con il marito della migliore amica e brevi incontri con l’anziana madre, unico collegamento con il proprio oscuro passato.
Nonostante lo spessore e l’attenzione con la quale vengono trattati alcuni temi particolarmente sensibili, la morte e lo stupro in primis, c’è un leggero strato di ironia in tutta la pellicola, sopratutto nella sotto-trama riguardante il figlio, riuscendo dunque ad alleggerire l’intero film, arrivando quasi a creare dei sotto percorsi tematici (l’amicizia, la maternità, la gelosia) autonomi ma fondamentali per comprendere il complesso intreccio della vita di  questa eroina post moderna.
VOTO: 8,5/10


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