3 novembre 2017

Monica Vitti - La grande mattatrice del cinema italiano

Di Alfredo Di Domenico

Il 3 novembre del 1931 nasceva  Maria Luisa Ceciarelli ma il mondo la ricorderà per sempre come Monica Vitti. Lei, nonostante sia lontana dalle scene da anni, è ancora considerata una delle attrici più famose del nostro cinema, quello bello, quello d’autore. La sua presenza, il suo fascino, la sua voce, tutto di lei l’ha resa la musa ideale per registi come Michelangelo Antonioni, che l’ha diretta tre volte in L'avventura, La notte, L'eclisse e Deserto rosso, e Monicelli che le ha regalato il ruolo della consacrazione con La ragazza con la pistola del 1968.

Dotata di un singolare fascino Monica ha rappresentato l’eccezione, la novità, in un epoca in cui la figura dell’attrice stava cambiando radicalmente. Negli anni ’60  un nuovo ‘prototipo’ di attrice cominciava a prendere piede, bellissima, formosa, irraggiungibile, il più delle volte anche talentuosa, pensiamo a dive del calibro di Sophia Loren o la Lollobrigida o ancora la Cardinale e tante altre. Monica non si inserisce in questo schema, non perché non sia all'altezza, ma perché ha qualcosa in più oltre al fascino e alla spiccata personalità Monica sa far ridere. La sua incontenibile verve le ha fatto guadagnare l’appellativo di “mattatrice” della commedia all’italiana o meglio ancora, come molti critici l hanno descritta in seguito "il quinto colonnello della commedia all'italiana" insieme a Alberto Sordi, Ugo Tognazzi, Vittorio Gassman e Nino Manfredi.

Nella prima parte della sua carriera instaura un proficuo sodalizio sia personale che professionale con Michelangelo Antonioni che l’ha resa protagonista della sua trilogia dell’ incomunicabilità  che consta di tre film in cui lei da sfoggio di una grande tempra drammatica e di una grande capacità interpretative, diventa così la tormentata Claudia ne L'avventura del 1960 ( film per cui riceve un candidatura ai BAFTA), la tentatrice Valentina de La notte del 1961, la misteriosa e scontenta Vittoria de L'eclisse del 1962 e la nevrotica Giuliana in Deserto rosso del 1964. Le interpretazioni della Vitti in questi film sono le preferite di Helen Mirren da sempre sua grande estimatrice tanto che in più occasioni l’ha definita, insieme alla Magnani, sua Musa ispiratrice.

Se Antonioni ha messo in luce le grandi capacità interpretative della Vitti il Maestro Monicelli metterà in luce la sua naturale predisposizione per la commedia, il regista infatti la vuole per  La ragazza con la pistola del 1968, dove Monica interpreta una ragazza siciliana che insegue per il mondo l'uomo che l'ha "disonorata" con l'intento di vendicarsi. Grazie a questa interpretazione Monica diventa una Star vincendo i primi premi importanti come il primo dei suoi 5 David e il primo dei suoi 3 Nastri d’Argento e ancora il primo dei suoi 12 Globi D’Oro.

Per tutti gli anni ’70 Monica sarà una delle prime donne del cinema italiano una delle più apprezzate e premiate di sempre; alterna in questo periodo film d’autore e commedie, forse non sempre all'altezza del suo talento e della sua intelligenza, la sua è una comicità garbata, educata , mai volgare il che non la rende adatta per il genere che si andava affermando alla fine degli anni ’70 ovvero la commedia sexy. Anche il cinema americano aveva messo gli occhi su Monica in quegli anni ma lei ha sempre declinato ogni proposta proveniente oltreoceano solo perché aveva paura dell'aereo. 
Negli anni ’90 Monica comincia a diradare le sue apparizioni, comparendo poco al cinema, e molto di più in Televisione, questi sono gli anni degli onori infatti riceve un meritatissimo Leone d'oro alla carriera a Venezia, un Orso d'argento alla Berlinale oltre a targhe e premi alla Carriera presso le associazioni Italiane.

Allontanatasi dalle scene da diverso tempo e prima di ritirarsi definitivamente a vita privata, a causa delle sue condizioni di salute, appare in pubblico per l’ultima volta nel 2002, da allora Monica vive nel silenzio di una di una lunga malattia degenerativa che la tiene lontana dal pubblico che tanto l ha amata e che tanto la ama ancora, non solo come attrice, per quello che ha dato al pubblico, al cinema e alla settima arte in genere, ma anche come donna per i suoi modi gentili, la sua comicità educata, ma soprattutto di aver dimostrato che anche le donne possono far ridere. 
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