Vi presento Christopher Robin – La recensione del biopic con Domhnall Gleeson e Margot Robbie

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Di Simone Fabriziani

Ispirandosi ai giocattoli del figlioletto Christopher Robin, lo scrittore A.A. Milne crea il magico mondo di Winnie the Pooh. Insieme alla madre Daphne e alla tata Olivia, Christopher Robin è travolto dal successo internazionale dei libri del padre, capaci di infondere speranza e conforto nell’Inghilterra reduce dalla Prima guerra mondiale. Con gli occhi di tutti puntati sul piccolo, la famiglia sarà costretta a pagare un alto prezzo.


Il film diretto dal britannico Simon Curtis  racconta le vicende pubbliche e private della vita dello scrittore Milne confezionando un prodotto per il grande schermo che però urla conformismo a polmoni aperti, un biopic pregevole che non vuole tuttavia bene ai suoi protagonisti e alla credibilità narrativa di cui dovrebbero essere portatori. Il dramma (e il successo immediato) della famiglia Milne è portato con grazia sul grande schermo da interpreti come Domhnall Gleeson e Margot Robbie, ma è, il piccolo Will Tilston a rubare la scena e i cuori dello spettatore.


Nonostante il film di Curtis navighi con insospettata sicurezza in mari già esplorati nel genere cinematografico del “nasce, cresce, corre” senza particolari guizzi e con malcelata svogliatezza nello sviluppo disomogeneo delle vicende, a colpire in positivo durante al visione è invece il rapporto rovesciato della narrazione da biopic: dove nella generalità è il real-life character a prendere le redini del progetto biografico, qui il cuore della dicotomia affetto/successo che si cela dietro all’eco straordinaria delle storie dell’orsetto Winnie e di Christopher Robin è invece il rapporto del figlioletto dall’infanzia rubata dalla celebrità fino all’adolescenza segnata dall’arruolamento in guerra, gesto di rivolta nei confronti di una coppia genitoriale croce e delizia dietro il successo editoriale più clamoroso (e conflittuale) della letteratura per l’infanzia in lingua inglese.

Ma dal regista di pregevoli biopic come Marilyn non basta a far appassionare gli spettatori di tutto il mondo ad una tenera storia vera che avrebbe forse meritato una giusta attenzione, sin dalla fase di scrittura e sviluppo dei suoi protagonisti, mere marionette al servizio di un progetto cinematografico dal target (troppo) convenzionale.
VOTO: 5,5/10




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