25 maggio 2018

End of Justice: Nessuno è innocente - La recensione del film con Denzel Washington candidato all'Oscar

Di Simone Agueci

Roman J. Israel, avvocato di Los Angeles, è il protagonista della nuova fatica di Dan Gilroy, regista che molti ricorderanno grazie a Nightcrawler - Lo sciacallo. Roman è socio di uno studio legale insieme a William Jackson, suo storico amico e compagno di studi, dove principalmente seguono casi di persone di ceto sociale basso e spesso impossibilitati a permettersi un avvocato decente. I due colleghi, pur lavorando insieme svolgono mansioni totalmente diverse: William è l'anima dello studio e si occupa di seguire i clienti dall'inizio alla fine, di presentarsi in aula affrontando giudice e giuria, mentre Roman, complice anche il carattere troppo irruento e poco riflessivo, è tenuto nell'ombra e tiene d'occhio tutte le scartoffie e la parte burocratica in maniera a dir poco scrupolosa.
Tutto l'equilibrio creato negli anni viene improvvisamente interrotto da un attacco cardiaco che colpisce William, costretto in stato comatoso in un letto d'ospedale. Di fronte a tutto ciò e soprattutto di fronte al costante deficit economico, lo studio verrà presto chiuso.
L'intera pellicola è ambientata in  una Los Angeles cinica, violenta e razzista, avvolta da un velo di ipocrisia, il protagonista si ritrova immerso in tutto questo e capirà molto presto che la giustizia e la legge non sono assolutamente uguali per tutti anzi. L'etica e la morale sono due temi fondamentali se non onnipresenti durante tutto il film: è giusto che persone che non possono permettersi una difesa vengano spremuti fino al midollo? Perché i cittadini di colore non hanno lo stesso trattamento dei bianchi in tribunale? Perché farsi in tre per aiutare i bisognosi senza avere nessun riscontro economico e avendo tutto il  sistema legislativo contro di te? Queste sono alcune delle domande che l'avvocato si fa continuamente durante tutta la vicenda andando persino in contraddizione con se stesso e con i propri valori fondamentali per poi rinsavire e rimettersi in carreggiata.


Una nota di merito va al'interpretazione del protagonista (R.J. Israel) eseguita con grande successo da un camaleontico Denzel Washington, irriconoscibile sia nel volto che nelle movenze, trasformandosi in un uomo che non riesce e non vuole minimamente integrarsi con la società moderna, che non accetta i compromessi, o almeno prova a non cedervi. L'esecuzione della parte è valsa a Denzel Washington una candidatura agli Oscar come miglior attore e il film ha ottenuto una candidatura ai Golden Globes. 
Roman J. Israel, Esq. non riesce a trasmettere a pieno gli ideali e i valori di una giustizia equa e senza pregiudizi anche grazie a una sceneggiatura non proprio eccelsa e a volte un po' troppo prolissa, ma riesce a tenersi in piedi soprattutto per le tematiche affrontate e per un cast molto soddisfacente nel complesso.

VOTO: 6,5/10

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