9 luglio 2018

The Essential Tom Hanks: tre ruoli per celebrare l'attore due volte premio Oscar

Di Simone Fabriziani

Cinque candidature all'Oscar, due statuette. Attore da record dell'Academy, perché unico interprete maschile ad aver ottenuto la statuette più ambita due volte di seguito assieme ad un certo Spencer Tracy: una nel 1994 per il dolente Philadelphia, l'altra l'anno successivo per l'iconico Forrest Gump.
Oggi il premio Oscar Tom Hanks compie ben 62 anni  e la Redazione lo celebra con una scelta oculata e puramente personale di tre ritratti portati sul grande schermo che, nonostante forse tra i non più osannati della sua pur ricchissima filmografia, lo rendono uno dei più versatili attori americani della sua generazione.

Philadelphia (1993)
Dopo il successo agli Academy Awards di tre anni prima con il capolavoro del thriller "Il silenzio degli innocenti", il regista Jonathan Demme porta sul grande schermo per la prima volta con crudezza e senso urgente del realismo la crisi epidemica dell'Aids e dei tanti, forse troppi pregiudizi che essa ha causato alla comunità lgbt del tempo. Non solo un grandissimo Denzel Washington nei panni dell'avvocato difensore di Andrew Beckett, ma un dolente Tom Hanks che merita la prima statuetta vinta come attore protagonista.



Lady Killers (2004)
Chi lo avrebbe mai detto che Tom Hanks avrebbe rubato la scena nel ruolo di un eccentrico villain nel remake del film omonimo scritto e diretto dai due fratelli Coen a briglia sciolta? Il Professore criminale Dorr dal vezzo della poesia di Poe interpretato da Hanks è stato poi criminalmente snobbato alla stagione dei premi successiva. E diteci voi nella scena di seguito se non avevamo ragione:



Captain Phillips - Attacco in mare aperto (2013)
Impossibile però passare sopra al clamoroso snub da parte dell'Academy nei confronti di un eccezionale Tom Hanks nei panni del personaggio titolare del film diretto da Paul Greengrass; tratto da una incredibile storia vera di pirateria moderna, il film è quello che contiene quella che chi scrive reputa nonostante tutto la migliore e più calibrata performance dell'intera carriera del pur istrionico interprete statunitense. Vedere per credere a noi:

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