5 settembre 2018

Venezia 75: 22 Luglio - La recensione del film diretto da Paul Greengrass

Di Massimo Vozza

Ottavo giorno di Venezia 75, ennesimo film distribuito da Netflix. Questa volta si tratta di 22 July, dramma norvegese basato su una storia vera firmato dal britannico Paul Greengrass (Jason Bourne).
I fatti narrati partono per l’appunto dal 22 luglio 2011, quando nella città di Oslo e soprattutto nell’isola di Utøya la Norvegia è stata colpita da una serie di attentati per mano dell’estremista di destra Anders Breivik; l’opera sceglie di seguire anche, per la maggior parte del tempo filmico, i mesi successivi soffermandosi, in modo non proprio approfondito, le conseguenze dell’evento seguendo diversi personaggi fino ad arrivare al processo finale all’attentatore.

Tratto dal libro “Uno di noi – La storia di Anders Breivik” di Åsne Seierstad, 22 July risulta sia dal punto di vista narrativo sia da quello della messa in scena estremamente televisivo: se da una parte sembra di trovarsi davanti alla condensazione di più episodi di una miniserie, dall’altra a nessun personaggio viene dato lo spessore necessario per giustificare la lunghezza di oltre 2 ore e 20; eppure i temi trattati sono parecchi (elaborazione del lutto, senso di colpa, rinascita, razzismo) ma nessuno sembra trovare effettivamente lo spazio meritato e la giusta profondità, anche a causa di dialoghi scontati e momenti didascalici.


Nonostante gli attacchi terroristici siano girati più che discretamente, con lo scopo sia di intrattenere che colpire emotivamente, il resto delle scene perde in quanto a presenza registica, impoverendosi in quanto a resa cinematografica a favore di una ricostruzione che cerca spazio all’emotività senza riuscirci veramente, nonostante un cast che cerca di dare il massimo; la scontata scelta di una fotografia desaturata inoltre non aiuta, non riuscendo neanche a valorizzare alcuni paesaggi naturali innevati che in mano ad altri sarebbero risultato più suggestivi.

In tempi come quelli che stiamo vivendo, riproporre sul grande schermo (o in questo caso palesemente piccolo, e per questo fuori luogo in concorso a Venezia) una strage del genere, ad opera di un caucasico mosso da motivazioni razziali convinto di aver agito per proteggere la propria patria dal multiculturalismo, era e resta certamente necessario, peccato che bisognerebbe anche saperlo fare.

VOTO: 5/10

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