Un piccolo favore – La recensione della commedia thriller con Anna Kendrick e Blake Lively

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Di Giuseppe Fadda

Il talento di Paul Feig per la commedia è innegabile e film come Le amiche della sposa e Spy lo dimostrano ampiamente. Persino i suoi film meno riusciti (come Ghostbusters) si possono definire, almeno in una certa misura, divertenti. Con il suo ultimo film, Un piccolo favore, tratto dall’omonimo romanzo di Darcey Bell, Feig ha tentato di espandere i suoi confini artistici arrivando ad affrontare un genere del tutto diverso: il thriller. Questo però senza rinunciare ai toni tipici della commedia a cui è tanto affezionato.
Per certi versi, Un piccolo favore è simile a L’amore bugiardo – Gone Girl, ma se il film di Fincher presentava un umorismo nero, cupo e splendidamente perverso che si inseriva alla perfezione nel contesto del thriller, il film di Feig tenta di mescolare il giallo ad una commedia di tipo più farsesco. Il risultato è un’esperimento interessante anche se non del tutto riuscito: Feig non ha sempre il pieno controllo sul registro del film il che si traduce in occasionali sbalzi di tono piuttosto stridenti; per ogni colpo di scena che convince, ce n’è uno che stona. Tuttavia, il tentativo di Feig di ampliare i suoi orizzonti è assolutamente encomiabile e Un piccolo favore risulta, nel complesso, un film godibile anche grazie alle interpretazioni di Anna Kendrick e di una sorprendente Blake Lively

Stephanie (Kendrick) è una giovane mamma single, che ha perso il marito e il fratellastro in un incidente d’auto. E’ una casalinga che prende parte a tutte le iniziative scolastiche e che gestisce un vlog rivolto ad altre mamme dove insegna ricette e rimedi casalinghi. Per questi motivi è oggetto di derisione da parte di molti degli altri genitori. Inaspettatamente, Stephanie fa amicizia con Emily (Lively), che è esattamente l’opposto di lei: elegante e sicura di sé, Emily è una donna apparentemente di successo, con una casa bellissima, un buon lavoro e un matrimonio felice. Le due donne diventano migliori amiche e cominciano a scambiarsi confidenze: Stephanie le rivela di aver avuto un rapporto con il suo fratellastro molti anni prima; ed Emily ammette la sua insoddisfazione e frustrazione nei confronti di suo marito Sean (Henry Golding, protagonista di Crazy & Rich), uno scrittore il cui ultimo libro risale ormai a dieci anni prima. Pochi giorni dopo, Emily chiede a Stephanie il “piccolo favore” di occuparsi di suo figlio Nicky, dal momento che lei è impegnata per lavoro: ma improvvisamente di Emily si perde ogni traccia. Profondamente addolorata, Stephanie si improvvisa detective per investigare sulla sua scomparsa, documentando il tutto sul suo vlog, che acquista migliaia di follower, e scoprendo segreti oscuri e inaspettati su quella che credeva essere la sua migliore amica. 
La prima metà del film è senza dubbio la più riuscita, perchè Feig riesce a giostrarsi abilmente tra il thriller e la commedia, anche grazie ad una sceneggiatura più centrata che nella seconda metà. Ma sono le due attrici a tenere in piedi il film. La Kendrick non regala necessariamente una prova particolarmente originale (ha già interpretato personaggi simili in passato), ma questo non la rende meno divertente nella parte. Il suo tempismo comico e la sua eccezionale mimica facciale non sono mai stati utilizzati meglio, e l’attrice rende Stephanie una protagonista simpatica e avvincente. Ma la vera rivelazione è l’interpretazione della Lively che da sola vale il biglietto del film. L’attrice aveva già dimostrato in passato di avere del talento, ma non ha mai raggiunto i livelli di eccellenza che raggiunge invece in questo film. Carismatica, enigmatica e distante, la Lively rende Emily la perfetta donna del mistero, ma ciò che sorprende è la sua capacità di rendere Emily un personaggio anche molto divertente: il suo umorismo tagliente e gelido è deliziosamente cattivo. La Emily della Lively è al tempo stesso la perfetta “mean girl” e la perfetta “gone girl”: è un lavoro di sorprendente complessità da parte di un’attrice che fino ad ora era stata relegata a ruoli marginali e monodimensionali. 
Nella seconda metà, purtroppo, il film comincia a perdere mordente pur mantenendo fino alla fine un certo livello di godibilità. Come anticipato prima, Feig non riesce a mantenere una coerenza tonale, con alcune virate dark che compromettono il registro relativamente leggero del resto del film. E anche la narrazione diventa progressivamente più confusionaria: la storia d’amore tra Stephanie e Sean non coinvolge mai quanto dovrebbe e la risoluzione del mistero non è particolarmente ispirata o convincente. I colpi di scena si susseguono fino a diventare estenuanti, perché smettono di essere in funzione della trama e sembrano orientati esclusivamente all’effetto sorpresa, senza che esso sia particolarmente giustificato dalla storia. Ma anche nei momenti più deboli, le due attrici protagoniste fanno sì che l’attenzione dello spettatore non cali. 
Un piccolo favore non è neanche lontanamente un capolavoro, ma malgrado le sue imperfezioni resta un film piacevole, godibile e interessante. E’ un film che fa il passo più lungo della gamba, ma l’ambizione di Feig e il suo desiderio di sperimentare nuovi territori sono sicuramente degni di rispetto. E Blake Lively, che nei costumi di Renee Ehrlich Kalfus è semplicemente un incanto, ruba ogni singola scena con il suo ritratto sfaccettato, sorprendente e meravigliosamente perfido. Si ispira all’interpretazione di Rosamund Pike in L’amore bugiardo – Gone Girl e la rielabora in una chiave più comica ma non per questo meno disturbante. Se c’è un motivo per cui Un piccolo favore va visto, è per lei.
Un piccolo favore uscirà nelle sale italiane il 13 dicembre 2018. 
Voto: 6.5/10

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