Annus mirabilis il 2026 per l’attrice premio Oscar Anne Hathaway. Non solo al cinema con il campione d’incassi Il diavolo veste Prada 2, ma tornerà nelle sale nei prossimi mesi anche con l’Odissea di Nolan, il sci-fi La fine di Oak Street e il thriller Verity. Ma non prima di ammaliare il pubblico di spettatori italiani con il criptico ed enigmatico Mother Mary.
Mother Mary (Anne Hathaway), star mondiale della musica pop, si prepara a un ritorno sulle scene dopo essersi presa una pausa in seguito a un incidente sul palco. Durante le ultime prove in costume, Mother Mary ha una crisi di panico e si dilegua. Raggiunge la provincia inglese per riunirsi alla stilista Sam Anselm (Michaela Coel), sua ex migliore amica e collaboratrice con la quale non ha più rapporti da tempo. A soli tre giorni dallo spettacolo, Sam accetta a malincuore di disegnare un abito per lei. La tensione sale mentre i due lavorano nel fienile trasformato in atelier di Sam, e Mary fatica a esprimere la sua visione per quanto riguarda l’abito di scena. Sam la interroga sulla performance imminente e sull’incidente, che alcuni sospettano sia stato un tentativo di suicidio.

Scritto e diretto dal proteiforme cineasta David Lowery, Mother Mary è il distillato perfetto delle sue vellità artistiche imprevedibili e multi-genere; lui è dietro ai successi di Storia di un fantasma e Sir Gawain e il Cavaliere Verde, ma anche dei live action disneyiani Il drago invisibile e lo sfortunato Peter Pan & Wendy. Un talento dietro la macchina da presa che qui si affaccia al racconto per immagini di una fittizia pop star contemporanea (interpretata da una incisiva Anne Hathaway) divisa tra crisi personali ed artistiche. Ed un rapporto ambivalente con la sua ex-amica e stilista personale con la quale condivide la visita di un misterioso spettro appartenente ad un lontanissimo passato.

Sfruttando a suo piacimento le strutture dell’allestimento narrativo teatrale dell’unità di spazio e tempo (in grandi linee), Lowery costruisce attorno alle due magnifiche protagoniste un’opera cinematografica mai uguale a se stessa, audace riflessione sul legame segreto ed invisibile tra le arti nel mondo dello show business attuale. Certo, tali riflessioni vengono coperte da una fittisima coltre di voli pindarici e pretenziosi slanci che accostano Mother Mary più ad un lucido incubo omoerotico che non ad una narrazione centrata e di genuine intenzioni.

Riallacciando il film a suggestioni iconografiche proprie del Medioevo e del suo precedente Sir Gawain e rielaborando temi e concetti dalla ghost story cinematografica dopo il silenzioso successo del suo capolavoro Storia di un fantasma, David Lowery inciampa però questa volta nel barocchismo di contenuto e linguaggi; e lo fa portando sul grande schermo un ritratto di pop star eclettico e di sicuro fascino, cementificato tuttavia sotto multipli strati di ambizioni e falsa profondità di lettura che distorcono più e più volte la visione e l’analisi dell’opera in arrivo neli nostri cinema.
Mother Mary arriva nelle sale italiane a partire da giovedì 14 maggio con I Wonder Pictures.
VOTO: 2,5/5






