Jacques Audiard

La Francia e gli Oscar, una storia d’amore

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Una vera e propria relazione amorosa quella tra gli Academy Awards e il cinema francese. Pensate che il Paese europeo detiene il record assoluto per il maggior numero di titoli candidati nella categoria del miglior film straniero (ben 39 volte, l’Italia 30), avendo concretamente ottenuto 12 statuette nella categoria, a fronte delle 14 nostrane. E quest’anno, sembra che il legame pluridecennale tra la nazione d’oltralpe e gli Oscar sia ancora più forte.

Basti ovviamente pensare alle 13 candidature da record di Emilia Pèrez; non solo il lungometraggio non in lingua inglese più nominato nella storia dell’Academy, ma ovviamente la pellicola che rappresenta la Francia nella corsa al miglior film internazionale. Scritto e diretto da Jacques Audiard (benché ambientato in Messico e recitato prevalentemente in lingua spagnola), Emilia Pèrez non è però l’unico titolo che batte bandiera francofona agli Oscar 2025.

Karla Sofìa Gascòn e Zoe Saldana in Emilia Perez – fonte: Pathé

Perché il body horror dell’anno, il fenomeno The Substance, non soltanto è una co-produzione Francia-Gran Bretagna-Stati Uniti, ma è scritto e diretto da Coralie Fargeat, regista francese qui al suo secondo lungometraggio dopo il folgorante Revenge del 2017. Sia Audiard che Fargeat hanno ottenuto due storiche candidature alla miglior regia quest’anno, la seconda volta negli annali dell’Academy che in questa specifica cinquina vengono nominati due autori francesi.

Demi Moore in una scena di The Substance – fonte: Mubi

La prima volta accadde nel lontano 1974, quando Roman Polanski venne candidato per la regia di Chinatown e François Truffaut per Effetto notte. Straordinari registi francesi che sono andati nel tempo a “gonfiare” la lista dei cineasti francofoni che hanno ottenuto una candidatura o addirittura una statuetta da parte dell’Academy: non solo quindi Polanski o Truffaut, ma ancora più indietro nel tempo Jean Renoir, Claude Lelouch, Louis Malle, Eduard Molinaro. E poi, negli ultimi anni, Michel Hazanavicious per The Artist e soltanto lo scorso anno, Justine Triet per Anatomia di una caduta.

François Truffaut sul set di Effetto notte – fonte: Les Films du Carrosse

Menzioni, nomination e premi in taluni casi (solamente Roman Polanski per Il pianista e Michel Hazanavicious hanno alla fine ottenuto l’Oscar alla regia tra i cineasti francesi sopracitati) che consolidano una love story tra Oscar e Francia che affonda le sue radici sin dal lontanissimo 1939, quando La grande illusione di Jean Renoir venne candidato a miglior film, il primo in assoluto in lingua francese a ricevere tale menzione da parte dell’Academy.

Jean Dujardin e Bérenice Bejo in The Artist – fonte: La Petite Reine

Senza contare gli innumerevoli attori francesi che nei decenni e nella storia degli Oscar sono stati candidati o hanno ricevuto delle statuette importanti: ad esempio tra gli interpreti maschili, da segnalare Maurice Chevalier, Charles Boyer, Gérard Depardieu e l’Oscar vinto da Jean Dujardin per The Artisti. Tra le donne, impossibile non citare Claudette Colbert (vinse l’Oscar per Accadde una notte), Simone Signoret (vinse la statuetta per La strada dei quartieri alti), Anouk Aimée, Isabelle Adjani, Marie-Christine Barrault, Catherine Deneuve, Emmanuelle Riva, Isabelle Huppert, e gli Oscar vinti negli anni da Juliette Binoche (miglior attrice non protagonista nel 1997, per Il paziente inglese) ed infine Marion Cotillard per La vie en rose, la prima ad ottenere il riconoscimento di Hollywood per un ruolo interamente recitato in lingua francese.

Marion Cotillard in una scena de La vie en rose – fonte: Légende Films

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