Attacco al Potere 3 – La recensione del sequel con Gerard Butler e Morgan Freeman

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Di Dario Ghezzi

Mike Banning è sul punto di lasciare le operazioni sul campo, come agente, e diventare direttore dei servizi segreti.
Tuttavia, proprio alla vigilia di questa scelta importante, dei pericolosi criminali attentato alla vita del presidente degli Stati Uniti, facendo ricadere la colpa proprio su Banning. A questo punto, l’uomo sarà braccato e inizierà una fuga per cercare di scagionare se stesso e salvare le sorti della Casa Bianca.
Questa  è la trama di Attacco al potere 3 – Angel Has Fallen, terzo capitolo del franchising e stavolta diretto da Ric Roman Waugh. La pellicola continua ad essere ricca di azione è impregnata di tutti gli elementi classici del genere, compiendo però un ulteriore passo in avanti.
Infatti, quello che colpisce in Attacco al potere 3 è sicuramente la dimensione intimista del personaggio principale interpretato da Gerald Butler. Mike Banning, costretto a fuggire per dimostrare la propria innocenza, si ritrova a dover lottare, oltre che contro nemici esterni, anche contro i suoi fantasmi interiori e le sue paure, apparendo anche come un uomo in balia di varie debolezze.
Rispetto ai precedenti capitoli, viene anche affrontato il suo ruolo di marito e padre e Mike, oltre che il Presidente degli USA, sarà costretto anche a trarre in salvo la sua famiglia, quella presente ma anche quella passata.
In Attacco al potere 3, come dicevamo, non mancano le scene di azione, i combattenti sia fisici che con armi da fuoco e, sicuramente, la pellicola è anche uno spettacolo per gli occhi e puro intrattenimento.
Buone la performance degli attori tra cui spicca il premio Oscar Morgan Freeman, e una regia che spesso indugia sui primi piani per mostrare l’introspezione del personaggio.
VOTO: 7/10


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