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Hamnet – Nel nome del figlio, la recensione

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Candidato a 8 premi Oscar e vincitore di 2 Golden Globe, arriva finalmente nelle nostre sale l’acclamato Hamnet – Nel nome del figlio, diretto e co-scritto dalla regista premio Oscar Chloé Zhao e tratto dal romanzo omonimo di Maggie O’Farrell.

Dopo la morte del figlio undicenne Hamnet, Agnes Shakespeare (Jessie Buckley) è travolta da un dolore intenso e profondo, che sembra inscalfibile. Agnes, esperta di erbe officinali e considerata quasi una strega in paese, piange la tragedia insieme al marito William (Paul Mescal), tutore e commediografo. La coppia lotta come può per affrontare la fragilità della vita e la spietatezza della peste, e si impegna a trovare un modo per andare avanti con l’esistenza di tutti i giorni per continuare a provvedere agli altri figli.

Jessie Buckley e Paul Mescal in una scena di Hamnet – fonte: Focus Features

Hamnet è prima di tutto un’esperienza sensoriale. Perché costringe lo spettatore ad immergersi in profondità nei colori e nei suoni della natura selvaggia assieme alla sua intensa protagonista, una Agnes Shakespeare qui ritratta come una taumaturga dagli straordinari poteri extrasensoriali, a stretto contatto proprio con gli elementi naturali che la circondano. Un dono di famiglia che sembra gettare la sua luce sinistra sul destino della famiglia che la donna deciderà di creare assieme al giovane commediografo William, mescolando le carte del fato e giocando un ruolo sorprendente e fondamentale nella creazione dell’opera teatrale più celebre della letteratura inglese, l’Amleto di Shakespeare.

Jessie Buckley in una scena di Hamnet – fonte: Focus Features

Opera cinematografica dalle ambizioni plurivalenti, il nuovo film diretto dalla regista premio Oscar Chloé Zhao preserva tutte le sensibilità e gli stilemi artistici che la cineasta autrice di Nomadland aveva donato al mondo intero con il suo incensato film con protagonista Frances McDormand nel 2020. Allo sguardo naturalistico sul rapporto ambivalente tra l’uomo e la Natura stessa, Hamnet si fà carico anche di una commovente riflessione sul potere lenitivo e medicinale dell’arte, prodotto dell’intelletto umano capace di alleviare traumi e sofferenze, che dall’intimità del dolore privato di una famiglia si tramuta in esperienza terapeutica universale e collettiva. Come accade con le più grandi opere artistiche del passato.

Noah Jupe in una scena di Hamnet – fonte: Focus Features

Supportato da una coppia di interpreti cinematografici in stato di grazia, Hamnet – Nel nome del figlio si appresta a diventare uno dei protagonisti assoluti della Notte degli Oscar 2026, in particolar modo per la straordinaria Jessie Buckley, che nei panni di Agnes restituisce tutto il dolore primordiale del suo indimenticabile personaggio.

Hamnet – Nel nome del figlio arriva nelle sale italiane a partire da giovedì 5 febbraio con Universal Pictures.

VOTO: 4/5


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