Roma 2018: Il mistero della casa del tempo – La recensione del film di Eli Roth con Cate Blanchett e Jack Black

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Di Daniele Ambrosini

Noto per il suo lavoro nel campo del cinema horror, Eli Roth si concede una svolta radicale all’interno della sua filmografia con Il mistero della casa del tempo, una svolta rinfrescante a completamente riuscita.

Protagonista del film è Lewis Barnavelt, un bambino di circa dieci anni dotato di un’intelligenza fuori dal comune che in seguito alla morte dei propri genitori è costretto a trasferirsi dallo zio Jonathan, che non aveva mai incontrato prima di quel momento. Preso di mira nella sua nuova scuola per il suo essere stravagante, Lewis sembra trovarsi a suo agio con lo zio, ma ben presto i suoi sospetti che qualcosa non quadri nella  nuova casa si riveleranno reali: Jonathan confessa al nipote di essere uno stregone e che insieme alla sua amica Florence Zimmermann sta tentando di trovare un misterioso e potenzialmente pericolosissimo orologio che uno stregone malvagio molto potente ha nascosto all’interno delle mura della casa. Il piccolo Lewis vuole seguire le orme dello zio ed imparare l’arte della stregoneria, così si ritroverà ad aiutare i due nella pericolosa ricerca, ma commetterà anche un grave errore al quale dovrà rimediare.
Il mistero della casa del tempo è un film scritto e diretto con incredibile eleganza e sensibilità che ha il sapore dei film per famiglie degli anni ’90 e lo spirito eccentrico e ostentatamente weird di Spy Kids. Quello che ci si presenta come un classico film d’intrattenimento adatto a tutte le età nasconde in realtà una struttura complessa improntata alla commistione di diversi generi, dal fantasy all’horror, dall’action comedy al coming of age; ed infatti, pur inserendosi nel solco di una tradizione ben collaudata, Il mistero della casa del tempo riesce a brillare per originalità grazie alla genuinità della sceneggiatura di Erik Kripke, che oltre ad unire tutti questi elementi in un insieme omogeneo, riesce anche a mettere in campo soluzioni fantasiose e mai ripetitive all’interno di una storia che fa del suo essere costantemente sopra le righe un vero e proprio punto di forza. 


Il mistero della casa del tempo è un’ode alla diversità. I suoi protagonisti sono essenzialmente persone eccentriche che sono riuscite a fare delle proprie peculiarità un vanto, stregoni la cui magia è unica, diversa da quella di chiunque altro. Insomma, il tipico sottotesto che caratterizza operazioni family friendly come questa c’è e non è neanche particolarmente originale, ma in fondo, soprattutto nel cinema per ragazzi, non è importante ciò che dici, ma come lo dici. Ed ecco che l’ennesimo film sulle famiglie non tradizionali a trattare di rivalsa personale di un “emarginato” non risulta poi essere qualcosa di così scontato, anche se non arriva a conclusioni nuove o inaspettate (il paragone con Spy Kids è, in questo caso, azzeccatissimo). 
Ciò che rende questo film estremamente gradevole è l’insospettabile coppia formata da Jack Black e Cate Blanchett, due attori proveniente da mondi cinematografici completamente diversi la cui chimica è a dir poco sorprendente. Ad affiancarli c’è il divertente tredicenne Owen Vaccaro, il lanciatissimo coetaneo Sunny Suljic ed un diabolico Kyle McLachlan nei panni dell’antagonista. 
Il successo tra i più piccoli è garantito, non perché il film non sia adatto ad un pubblico adulto, anzi, ma è indubbio che questo colorato e immaginifico mondo abbia tutto un altro impatto agli occhi smaliziati ed ingenui di un pubblico giovane e giovanissimo. Quanto importante sarà questo impatto solo l’uscita in sala e, conseguentemente, quello che è uno degli elementi narrativi principali del film, il tempo, potranno dircelo; certo è, però, che Il mistero della casa del tempo ha tutte le carte in regola per diventare un cult dell’intrattenimento per famiglie e farsi spazio nell’immaginario delle future generazioni di giovani spettatori. Gli adulti non potranno che apprezzare la bontà dell’operazione e farsi due risate di cuore in sala, ma non potranno non notare che, dopo una prima parte scorrevole ed intrigante, il finale dell’operazione portata avanti da Roth tenda a diventare troppo meccanico. Sarebbe bastato un po’ d’olio per far girare gli ingranaggi in modo più sinuoso. Ma nonostante questo, l’impressione di trovarci di fronte ad un ottimo film d’intrattenimento per famiglie non cambia affatto.

VOTO: 7/10